La vita bisogna metterla
in gioco per i grandi ideali

Papa Francesco

14 ottobre 2013 - Politica estera

Articolo su: “Il Messaggero”

Immaginec

Missione militare al via pronti aerei e altre navi – ROMA – Tre navi sono già in area di operazioni, i pattugliatori Libra e Cassiopea e una fregata, l’Espero. Altre due o tre sono in fase di approntamento. Significa che stanno per partire. E sono il Tremiti, il Vega e il Driade. E fanno sei. Sei navi italiane dì grossa stazza tutte insieme nel Canale dì Sicilia non s’erano mai viste. E se ne potrebbero aggiungere altre. E’ la missione militare-umanitaria per il soccorso agli immigrati, come l’ha definita il premier Letta, di cui in queste ore si stanno rifinendo i dettagli presso lo Stato Maggiore della Difesa. Il Ministro Mauro ha detto di puntare a «triplicare la presenza militare italiana» nel Canale di Sicilia con lo scopo di impedire altre tragedie. E così, oltre alle navi di cui s’è parlato, concorreranno al buon esito della missione anche due navi della Guardia di Finanza e quattro motovedette delle Capitanerie. E altri mezzi aerei: oltre agli elicotteri, pattuglieranno quello spazio di mare due P180 della Marina, aerei dotati di strumenti per la visione notturna. Su tutto vigilerà il Dism, che è una sorta di cabina di regia radar. La sigla significa Dispositivo integrato di sorveglianza marittima. E’ un meccanismo già pronto ma che non è entrato mai in funzione a causa delle resistenze che fanno i vari Corpi, gelosi delle proprie competenze. Il meccanismo si fonda infatti sulla messa a fattor comune dei dati in possesso di tutte le Forze militari e di Polizia operanti in mare. «Tutte le agenzie nazionali e i Corpi militari dovrebbero far convergere nel Dism i loro rilevamenti. Incrociandoli si potrebbe agire con più certezza e tempestività », ha detto il Capo di Stato Maggiore della Marina, Giuseppe De Giorgi. Le sole incertezze, che verranno sciolte oggi stesso, riguardano la catena di comando, cioè a chi far pilotare questo dispositivo, e soprattutto i finanziamenti, giacché tenere in mare tutte queste navi con più di 400 uomini d’equipaggio costa molto. Ma Mauro dice: «Il problema non è quanto costa.  E’ necessario farlo, per affrontare l’emergenza».

Carlo Mercuri