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Papa Francesco

17 aprile 2015 - Politica nazionale

I volti del passato non servono. A Milano si vince senza partiti

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Il Giornale – intervista a Mario Mauro –  Il senatore Mario Mauro è stato ministro, vice presidente dell’europarlamento e oggi è il presidente dei Popolari per l’Italia.

Secondo lei serve una ricomposizione del centrodestra?

«Il centrodestra non va ricomposto, ma ripensato. Non può essere la sommatoria dei partiti che rappresentano il passato».

Domani a Milano c’è un convegno a cui partecipano insieme Fi, Lega, Ncd, Fdi.

«E dov’è la notizia. Tutta gente che sta già saldamente insieme sulla plancia in Regione».

Ma solo una squadra allargata può pensare di vincere.

«Con i numeri di quell’alleanza oggi si perde. Alle europee in città si è già perso. Un’alternativa a Pisapia si può trovare in quella intuizione di Silvio Berlusconi di un nuovo partito repubblicano da contrapporre a quello democratico di Renzi».

E di cosa si tratterebbe?

«La persona prima dello Stato. Le istituzioni rispettino famiglie e imprese e non siano padrone della nostra vita».

Pisapia a Milano?

«Il venir meno della cultura del diritto. Guardi il rapporto tra legalità, diritto a una casa popolare e il possederne una. O il peso delle tasse locali e un modello di immigrazione che non funziona. Ecco, la casa e la liberazione del lavoro dalle tasse per restituire risorse alle imprese è il terreno su cui il centrodestra si può ricostruire».

E la sinistra?

«Prima il collante era l’ideologia, oggi Renzi e Pisapia dimostrano di essere attrezzati per il potere, ma non per il governo. Che è risolvere i problemi».

Un programma si costruisce su un’alleanza. O no?

«Dopo la rinuncia di Pisapia liberiamo il dibattito dai veti: basta emarginare la Lega perché estremista o Fi perché Berlusconi ha 80 anni».

Senza nomi da dove partite?

«Dalla capacità di progettare qualcosa di buono. Oggi per Milano, domani per l’Italia».

Lei boccia le candidature di Lupi, Albertini, Salvini o dello stesso Berlusconi?

«Non possiamo inquinare il futuro del centrodestra con i protagonisti di un’esperienza passata. Lasciamo il bilancino di partiti che sono tutti in crisi».

Dice lei che c’è poco tempo.

«Ho appena incontrato Berlusconi per le regionali e l’unica immagine sensata è la sua idea di un partito repubblicano. Altrimenti la candidatura forte è Salvini, ma non è onnicomprensiva. Bisogna trovare qualcuno fuori dalla politica».

I partiti sono disposti a fare un passo indietro? Difficile.

«Basta ipertrofia dei partiti. Altrimenti finisce come alle regionali dove il centrodestra va incontro a una tragedia. E Cominciamo proprio da Milano con liste civiche. O meglio una sola lista civica che unisca tutti nei valori del centrodestra».

E il nome del candidato?

«Quando ci sarà una piattaforma civica, emergerà anche un leader che farà tesoro dell’esperienza di Berlusconi».

E voi Popolari che farete?

«Il nostro Matteo Forte in Comune ha saputo essere protagonista su temi come la moschea o il registro delle coppie di fatto. E le sue proposte sulla casa hanno sfondato anche a sinistra».

Giannino Della Frattina