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Papa Francesco

17 febbraio 2015 - Politica estera

«Larghe intese con Fi per l’emergenza Isis». L’intervista a Mario Mauro

Ambasciata Italia ai connazionali, lasciate la Libia

ILGIORNALE – II senatore dei Popolari per l’Italia: «Siamo già in guerra. Serve unità per affrontare l’offensiva»

ROMA – Cambio di maggioranza per affrontare la minaccia dell’Isis. Un governo Renzi con dentro anche Forza Italia per affrontare senza incertezze un intervento in Libia. Ma che si occupi anche del resto. L’appello viene da Mario Mauro, ex esponente di Forza Italia e già ministro della Difesa con Letta, cattolico vicino a CI e oggi leader dei Popolari per l’Italia.

Il governo, dopo avere evocato interventi armati contro il califfato, frena e chiama l’Onu…

«È fuori luogo dividersi oggi in una discussione tra chi vuole e chi non vuole l’intervento. Bisogna partire da una considerazione drammatica: siamo già in guerra contro l’Isis. Il nostro governo ha largamente corrisposto al sostegno dei Peshmerga curdi attraverso formazione e la fornitura di armi. In Libia starà a noi fare un passo avanti, nella consapevolezza del nostro ruolo nell’area euro-mediterranea».

Senza mandato internazionale?

«Bisogna finirla con il piagnisteo del “deve muoversi prima l’Europa e l’Onu”, anche perché se decidessero di muoversi, chiederebbero la prima azione concreta proprio all’Italia. Chi altri si dovrebbe muovere se non un Paese che negli ultimi 50 anni ha intessuto rapporti con Gheddafi prima e con chi ha tentato di dare stabilità al Paese dopo? L’importante è che l’Italia non rimanga isolata».

Il governo è in grado di reggere una sfida così pesante?

«La complessità e la straordinarietà della minaccia Isis e la crisi dell’Ucraina, devono farci maturare una nuova consapevolezza sulla unità politica. L’Italia dovrà comunque affrontare una situazione imprevista di guerra con un nemico insidioso che potrebbe avere presenze anche nel nostro territorio. Quindi serve un’assunzione unitaria di responsabilità da parte di tutte le forze politiche».

Con la fine del Nazareno?

«Io non so se avremo il tempo per nuove elezioni o per l’aggiornamento della Carta costituzionale che tanto ci preme. Ma bisogna rispondere con una presa di coscienza unitaria. In questo senso mi auguro che realtà politiche rilevanti, come il partito del presidente Berlusconi siano percepite dentro questa prospettiva. È indispensabile per garantire la stabilità e la forza che oggi servono».

Pensa a una maggioranza ad hoc a un governo che si occupi di tutto?

«Un’azione di governo per garantire pace e sviluppo non può che essere pensata a tutto campo e non tanto come maggioranza variabile per togliere le castagne del fuoco al Pd».

Un’emergenza come quella del terrorismo anni Settanta?

«I terroristi hanno già inserito il nostro ministro degli Esteri e il nostro Paese nella lista dei nemici. Poi gli attentati di Parigi e di Copenhagen. Queste cose devono farci riconsiderare le nostre piccole valutazioni elettorali di breve durata. La risposta dell’Italia all’offensiva dell’Isis deve creare una nuova unità interna».

Il Pd si spaccherà?

«A tutti è richiesto un supplemento di maturità. I partiti con posizioni apparentemente inconciliabili hanno già dato prova di poterlo fare con i governi Monti, di emergenza, e Letta, di larghe intese. Adesso che la situazione è molto più grave serve una nuova missione, è il tempo dell’unità prima di tutto».

Sempre con Renzi al comando?

«I numeri del Parlamento sono chiari, non è in discussione Renzi, ma è importante che lo stesso premier faccia una riflessione realistica».