La vita bisogna metterla
in gioco per i grandi ideali

Papa Francesco

7 ottobre 2013 - Politica nazionale

L’intervista a “Il Messaggero”

Messaggero

ROMA – Ora servono gli Stati generali dei moderati ed Angelino Alfano, uscito vittorioso dallo scontro con Berlusconi sulla fiducia al governo, può svolgere un ruolo importante se il profilo non estremista del Pdl si consolida. L’analisi (e l’invito) è del Ministro della Difesa, Mario Mauro che nel Pdl berlusconiano c’è stato e poi l’ha lasciato per Scelta Civica.

 Ministro, significa anche che Alfano deve fare gruppi autonomi in Parlamento?

«Spetta al Pdl decidere come strutturarsi e io non voglio interferire. A me interessa la valutazione di Letta sulla fine di un ciclo ventennale che però interpreto a mio modo. Ossia che non si è chiuso solo il percorso storico-politico di Berlusconi bensì è venuta a compimento la crisi del modello di partito a cui si è in parte rifatto anche il Pd. Dopo la caduta del Muro, il rimescolamento politico che si è prodotto· in Italia non ha avuto eguali in Europa e le ricette avanzate dalla politica, bisogna ammetterlo, non hanno funzionato sotto il profilo della modernizzazione del Paese e della sua crescita».

E adesso è arrivata la censura nel Pdl: Alfano e le colombe da un parte; Berlusconi e il falchi dall’altra. Conseguenze?

«E’ una censura che va affrontata con slancio e molto coraggio. E’ venuto il momento di promuovere gli Stati generali dei moderati e dei riformatori italiani. Partendo da un dato: la maggioranza degli elettori, tra astensionismo e voto grillino, rifiuta la politica. Ergo furbizie e posizionamenti politici non sentono. Bisogna vincere le diffidenze reciproche e guardare. con rispetto alle ragioni di ognuno. Gli Stati generali devono essere un momento di confronto ben sapendo che nessuno può fregiarsi del titolo di federatore. Il nostro compito principale deve essere quello di agevolare l’assunzione di responsabilità da parte dei più giovani».

Ministro, a questi Stati generali il Pdl, se vorrà partecipare, in che veste dovrà farlo: ancora con la leadership di Berlusconi o con quella di Alfano?

«Sulla fiducia a Letta si sono confrontate nel Pdl due linee: una del segretario e un’altra del presidente. Ha vinto la prima, ed è un fatto. Dunque per me la questione è già chiusa».

Però resta che il Pdl è un unico partito con due leadership incompatibili, come dice il Ministro Quagliariello. E allora?

«Quello che posso dire io è che se parlo di Stati generali dei moderati ciò che auspico è il superamento della forma-partito Pdl così come oggi è conosciuta. Perché penso che sia tutt’altro che campata in aria l’idea di una aggregazione politica che, facendola realmente finita con gli estremismi, ricomponga un’area di responsabilità e chiamiamola pure di centrismo o di centralità politica che si faccia carico dei prossimi difficili anni ».

Che insomma ci sia una evoluzione, un passo avanti, del Pdl nella direzione del risultato dell0 scontro tra Alfano e Berlusconi.

«Credo che una siffatta evoluzione sarebbe di grande aiuto anche per il Pd, costringendolo a separarsi definitivamente dalle sirene massimaliste».

Carlo Fusi