La vita bisogna metterla
in gioco per i grandi ideali

Papa Francesco

30 settembre 2013 - Politica nazionale

L’Intervista a “Il Messaggero”

messaggero

ROMA  “Sono stato a pranzo in un noto ristorante nei pressi di Mon­tecitorio dove sono tutti di centro-destra, dal proprietario all’ultimo dei camerieri..: beh, erano tutti furibondi”

Ministro Mauro, tutti furibondi per la scelta di Berlusconi ,di riti­rare i ministri?   

Certo. E in questo io ci vedo un segnale preciso da parte dell’Ita­lia più moderata.

E in Parlamento? Ci sono Ugual­mente’ così tanti dissidenti del Pdl in Parlamento?

«Io sono convinto che la libertà di coscienza di deputati e senatori possa restituire un governo all’Ita­lia. In queste ore è successo che uno dei partiti che componeva la coalizione di maggioranza.sia di­ventato succube, di un diktat che nasce da una ristretta cerchia di estremisti, quattro in tutto. Quasi tutti gli altri Parlamentari li ho vi­sti protestare. A questo punto il problema non è di mettere il cap­pello sui deputati Pdl dissidenti ma di augurarsi che ci sia da parte di molti un’autonoma presa di co­scienza che permetta al Pdl di con‑ tinuare a portare il suo contributo ai bisogni dell’Italia».

Esiste la possibilità che i dissi­denti fuoriescano dal Pdl e crei­no un nuovo gruppo parlamen­tare?

«Sarà il dibattito in Parlamento a chiarire questo».

Lei che cosa pensa? Si sbilanci, faccia un pronostico.

Più che un pronostico mi sento di fare un appello ai parlamentari che, percependosi liberi e forti, vogliano dare il pro­prio contributo perché non venga a mancare il bene della stabilità nel Paese. Stabilità non è un con­cetto retorico ma è l’unico veicolo di crescita economica. Stabilità in­fatti vuol dire credibilità e credibi­lità vuoi dire tassi che si abbassa­no, l’unico modo per remunerare l’eventuale diminuzione del peso fiscale e quindi per fare manovre reali. Non possiamo mettere a re­pentaglio l’Italia per questioni che, , per quanto serie, appaiono come evidente frutto di una forza­tura.

Venerdì scorso, prima che tutto fosse bloccato, lei era andato ,a Palazzo Chigi per riproporre in Consiglio dei ministri il rifinan­ziamento delle missioni militari all’estero. Le chiedo: se per ca­so il Pdl, dissociandosi dal go­verno, decidesse di votare con­tro il rifinanziamento delle mis­sioni, che succederebbe?

«Succederebbe che saremmo co­stretti a rimandare tutti i militari a casa. Oltre 5.000 militari in 33 missioni in 23 Nazioni, tutti a ca­sa. Se accadesse una cosa del ge­nere spenderemmo quattro volte di più di quello che spendiamo nel mantenimento delle missioni. Ol­tre a una perdita verticale di credi­bilità politica nei confronti dei no­stri alleati. Bisogna scongiurare quest’eventualità».

Con quali ragioni, ministro, so­stiene la necessità di un rifinan­ziamento delle missioni milita­ri?

Con le ragioni dei numeri. Gli ita­liani devono comprendere che le missioni all’estero servono perla pace, non per la guerra. In Afgha­nistan siamo arrivati dieci anni fa: allora c’era poco meno di un mi­lione di studenti, oggi gli studenti sono quasi 9 milioni, di cui il 40 per cento donne; dieci anni fa ac­cedeva ai servizi sanitari il 28 per cento della popolazione, oggi qua­si l’80 per cento; sono stati costru­iti 120 ospedali e 24.000 chilome­tri di strade e ferrovie. Il nostro contributo è stato anche un con­tributo di sangue: abbiamo perso 54 uomini. Non dobbiamo man­dare sprecato tutto questo».