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11 novembre 2013 - News

Marina, da avvio “Mare Nostrum” stop morti in mare

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(ANSA) – LA VALLETTA, 11 NOV – Dall’ avvio dell’ operazione Mare Nostrum, partita il 18 ottobre dopo la tragedia di Lampedusa, sono state compiute 16 operazioni di soccorso che hanno consentito di assistere 3.374 persone – 1.993 i recuperati a bordo, tra cui 215 donne e 259 minori – e “non abbiamo avuto più morti in mare”. A tracciare un primo bilancio della missione è stato il capo di Stato maggiore della Marina, l’ ammiraglio Giuseppe De Giorgi, a Malta, accanto al Ministro della Difesa Mario Mauro durante il sopralluogo che il premier Enrico Letta ha voluto fare – a margine della sua visita a La Valletta – sulla nave “Durand De La Penne” per ringraziare l’ impegno dei militari italiani.

De Giorgi, illustrando i dati dell’ operazione che porta così a 8.065 le persone soccorse complessivamente da inizio 2013, ha ricordato i numeri dell’ operazione che ha consentito di “riprendere il controllo” del mare:  “Tutte le barche di migranti sono state intercettate prima dell’ arrivo sulle nostre coste” e si è contrastato il traffico di migranti, come dimostra l’ operazione dell’ altra notte che ha permesso la cattura di 16 scafisti. La “cattura di navi madri è tra gli obiettivi principali” della missione, ha proseguito De Giorgi, ribadendo che “non accettiamo che il mare diventi un luogo di morte dove i trafficanti possano continuare a fare i loro sporchi affari”.

  Nell’ operazione – ha ricordato – sono impegnate “cinque unità navali con elicotteri e aeromobili a terra tra cui un drone dalla Sicilia o dalla Puglia che controllano una zona di operazione di circa 43 mila chilometri quadrati, dalle coste della Tunisia alle acque davanti alla Libia fino al trapezio verso il Mediterraneo orientale, “con un dispositivo che coinvolge tutte le agenzie che in Italia lavorano sul mare”.

Un’ operazione che sta richiedendo anche “l’impegno di navi più grandi, capaci di stare fuori con il maltempo, a fronte di un aumento sensibile di numero di migranti per imbarcazione”. Per un lavoro, ha concluso, la cui “chiave dell’ intervento in mare è intervenire prima, prevenire il naufragio”.