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17 novembre 2014 - Politica nazionale

Mario Mauro: «Il governo ci ha deluso basta fiducia a scatola chiusa»

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IL MATTINO – Mario Mauro intervistato da Corrado Castiglione – Senatore Mauro, perché tutta questa fibrillazione a centro?

« No, guardi: mi lasci dire. Sono io ad essere meravigliato di tanta attenzione verso la nostra scelta».

Dal Pdl a Scelta civica, fino ai Popolari d’Italia: ora lei prende le distanze anche dal governo Renzi al quale pure aveva votato la fiducia. Come lo spiega?

«Accade una cosa molto semplice: io sono il fondatore di un movimento politico – i Popolari d’Italia – che finora in Parlamento si è ritrovato a far gruppo con altri tre partiti. Un gruppo, quello dei Per l’Italia, che oggi noi riteniamo troppo schiacciato sulle posizioni del Pd. Di qui la scelta di andare via dal gruppo, per ritrovarci in un alveo più consono a quello che siamo: cioè una forza popolare alternativa al Pd. Questo significa che sui provvedimenti del governo decideremo di volta in volta».

Cosa è cambiato in un anno?

«La grande coalizione ha perduto lo spirito originario, che era quello orientato a risolvere innanzitutto i nodi della crisi economica. Soprattutto il governo è diventato un monocolore Pd».

Per questo andate via?

«Non ci piace anche la legge di Stabilità, che è divenuta una sorta di scasso dei conti dello Stato, perché è stata congegnata a debito. Non ci piace neppure il Jobs Act, dove Renzi ha fatto dei passi indietro per obbedire ad accordi interni al Pd. Dal canto nostro, l’orizzonte resta quello di un’area di centrodestra, alternativa alla sinistra».

Senatore, sa bene che ora la maggioranza trema. Quanto peserà questa scelta sugli equilibri in Parlamento a partire dalle riforme istituzionali?

«Non lo so, i conti li facciano gli altri. Noi sappiamo soltanto che abbiamo sollevato delle osservazioni critiche sulla riforma del Senato e qualcuno ha gridato ai gufi, forse dimenticando che i gufi – vivendo di notte – hanno una vista che consente loro di vedere al buio meglio degli altri».

E lei cosa vede ora?

«Vedo che in piena crisi economica, mentre gli operai invadono l’autostrada di Terni e a Napoli c’è chi blocca la tangenziale il premier pensa alla legge elettorale. Non è una cosa seria. Mica gli italiani vivono di questo tipo di riforme?».

Dunque farete mancare l’appoggio al governo?

«Ribadisco: noi vogliamo occuparci di cose serie. E sottolineo, io sono uno che ha votato senza esitazione la fiducia, prima al governo Letta e poi a quello Renzi. Vede, noi abbiamo sempre detto che delle riforme condividevamo alcuni titoli, ma i capitoli sono scritti male. Ora non capisco perché qualcuno si meraviglia di fronte alle nostre critiche, mentre Ncd – che è una forza numericamente ancora più sostanziosa – pure avanza rilievi e nessuno se ne scandalizza».

Qualche giorno fa lei invitava tutte le altre forze del centrodestra a compiere un atto di coraggio: sciogliersi per poi tentare la strada dell’unificazione. A cosa punta?

«Credo che la cosa più naturale sia proprio questa, cioè riunificare tutti quei partiti che fino a qualche tempo fa stavano insieme. Sarò più esplicito: noi Popolari d’Italia facciamo riferimento al Ppe, forza alternativa sia ai socialisti, sia ai populisti. E Renzi sicuramente è socialista e anche un po’ populista».