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13 ottobre 2013 - Politica estera

Mario Mauro: «Immigrati, ora vera integrazione. Altrimenti l’Europa può far rimpiangere Gheddafi»

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«Al Consiglio Europeo del 24 e 25 ottobre ci aspettiamo decisioni dall’Europa che, di fronte al dramma dell’immigrazione, non può mostrarsi pilatesca. Se fino alla caduta del Muro di Berlino per l’Europa c’erano i rischi dell’Est europeo, oggi c’è una emergenza umanitaria del Sud Europa che segnerà i decenni della storia che verrà. L’Europa inattiva sul fronte dell’immigrazione rischia di far rimpiangere Gheddafi. E di essere percepita come il club di amici occasionali di vecchi dittatori defenestrati…».

Così Mario Mauro, Ministro della Difesa, in un’intervista al nostro giornale. I flussi sono inarrestabili e spesso non governati. «Primo, dobbiamo garantire la stabilità politica nei Paesi africani. Secondo, la ricaduta dei flussi migratori è anche in termini di sicurezza. E gli strumenti legislativi debbono essere più fortemente orientati all’integrazione più che all’esclusione»». Da Mestre, intanto, il premier Enrico Letta spiega: «Da cittadino e politico abolirei la Bossi-Fini e ho sempre ritenuto sbagliato il reato di clandestinità».

I flussi sono inarrestabili e spesso non governati. Cosa direte in Europa?
«Primo, dobbiamo garantire la stabilità politica nei Paesi africani. In Libia c’è un non-Stato subordinato a logiche di clan in guerra oltre che di diffusa corruzione. Anche la Tunisia soffre. Si tratta di Paesi che hanno permeabilità di confini non solo a nord ma anche a sud. Secondo, la ricaduta dei flussi migratori è anche in termini di sicurezza».

La comunità internazionale può limitarsi a predicare la democrazia per quei Paesi?
«No, c’è un tema degli interventi per promuovere l’azione di contenimento a monte, con sostegno ai paesi e alle loro economie. Se vi fosse una capacità di vaglio delle ragioni dei richiedenti asilo, con una presenza più attiva delle istituzioni internazionali, si riuscirebbe a regolare la partenza dei profughi politici in modo meno pericoloso di quanto non avvenga oggi. Quel che accade in Siria ha creato le condizioni di fuga per milioni di persone per diversi anni».

di Antonio Manzo