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2 giugno 2014 - Politica nazionale

Mauro: “Moderati uniti. Però con la Lega non si governa”

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Corriere della Sera, ROMA – Intervista a Mario Mauro, Dino Martirano –  L’alleanza Udc-Ncd?  «Alle elezioni, i cittadini chiedono di riconoscersi in un’identità e noi, per ora, abbiamo dato loro al massimo un “codice fiscale”. Ecco, io dico che chi non vuole morire renziano non può mica sperare nell’armata Brancaleone del vecchio centrodestra, magari con la Lega, per provare a sconfiggere il Pd. Ci vuole di più per costruire con umiltà e pazienza l’alternativa popolare. E poi questo governo che noi appoggiamo, è destinato a durare per tutta la legislatura per cui c’è tempo per realizzare questo progetto politico».  L’ex Ministro della Difesa Mario Mauro (Popolari per l’Italia) immagina uno scenario di tipo tedesco in cui i due principali partiti non si alleano, rispettivamente, con la destra e con i post comunisti ma, semmai, collaborano tra di loro. Ma nell’immediato la famiglia dei popolari italiani deve fare ancora i conti con il potere di attrazione che FI ha per i moderati: « Certo – spiega il senatore Mauro – in questo ventennio abbiamo conosciuto un centrodestra totalmente incardinato sulla genialità di Berlusconi, molto esteso, fatto per vincere e non necessariamente per governare, nel quale le parti in causa raramente si parlavano tra di loro perché era il Cavaliere a parlare con ognuno di loro». Dunque, nell’era del Pd di Matteo Renzi al 41%, quello schema di gioco non offre più le garanzie di una volta. « Bisogna  cercare una strada diversa» va avanti l’ex ministro: «L’immagine che ho in testa è il confronto che avviene in Germania dove i popolari non si alleerebbero mai con i partiti di destra e i socialisti mai con i post comunisti, in modo che, se proprio ci sono problemi, l’intesa è tra Cdu e Spd. Io la vedo esattamente così».

In buona sostanza, Mauro dice ai suoi compagni di viaggio (e insieme ad Alfano, Casini e Dellai, ci mette anche Corrado Passera) bisogna avere il coraggio di traghettare il Paese da un «un bipolarismo di schieramento a un bipolarismo di contenuti: il primo ci ha fatto perdere venti anni perché ha come conseguenza che non si governa». E Matteo Renzi incarna questo cambiamento: «Per la prima volta, schierando il Pd nel campo dei socialisti europei, si è liberato dall’ossessione di avere un nemico a sinistra… E ciò gli ha aperto la prateria dell’elettorato di centro. Ora qualcosa di simile dovrà pur avvenire nella famiglia popolare. Ci vuole un giovane e coraggioso che abbia la forza di dire “Amici miei, con la Lega non si può governare perché alcune idee sono incompatibili”».