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7 ottobre 2013 - Politica estera

Mauro: via libera da CdM a missioni per garantire la pace

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(ANSA) – ROMA – Via libera del Consiglio dei ministri al rifinanziamento delle missioni militari all’ estero.

Comprensibilmente “soddisfatto” il ministro della Difesa, Mario Mauro:  ” e’ una decisione – ha detto – che garantira’ agli oltre 5200 uomini impegnati nelle 33 missioni di peacekeeping di far maturare le condizioni per la pace”. Contraria ad una proroga valida per tutte le missioni e’ invece Sel che, tornando a sollecitare il ritiro immediato dei soldati dall’ Afghanistan, chiede di separare questo intervento dagli altri.

   La proroga, dal 1 ottobre al 31 dicembre 2013, riguarda missioni antiche e recenti distribuite in tutto il mondo:  da quelle piu’ impegnative e numerose – a cominciare proprio dall’ Isaf in Afghanistan, dove negli anni passati sono stati schierati oltre 5.000 uomini che scenderanno intorno ai 2.000 l’ anno prossimo – a quelle che vedono la partecipazione di poche unita’. In particolare, per l’ impegno militare in Afghanistan e’ stato deciso un rifinanziamento di circa 125 milioni; 40 per l’ Unifil in Libano, 22 per le missioni nei Balcani, 11 per l’ operazione antipirateria Ocean Shield, 3 milioni per la Libia, 4 per gli 007 che si occupano della protezione dei contingenti.

Rifinanziate anche una serie di iniziative di cooperazione e sostegno ai processi di ricostruzione, dall’ Afghanistan all’ Iraq, dalla Libia alla Siria.

   Di missioni ha oggi parlato a Udine il capo di Stato maggiore dell’ Esercito, intervenendo alla cerimonia per il rientro della Brigata ‘ Julia’ dall’ Afghanistan. Graziano ha insistito sulla “via italiana alle missioni di pace”. “Si tratta di un modo di condurre queste missioni – ha spiegato – che ci e’ riconosciuto da tutti all’ estero e che oggi si e’ diffuso dappertutto. E’ la capacita’ del soldato italiano di essere fermo quando necessario, anche impugnando un’ arma, ma poi di essere umano e di far capire agli altri, alla popolazione, che lui e’ li’ nel loro interesse e non nel nostro interesse”. ” In altre parole – ha proseguito il gen. Graziano – si tratta di far capire ai locali di non essere una truppa occupante, ma che serve a creare la sicurezza in quell’ area. E questo di poter addestrare le loro forze e di consegnargli la sicurezza – ha aggiunto – e’ un passaggio importante e credo testimoni i successi delle nostre missioni”.

” Dove sono andati le bandiere e i soldati italiani, dopo in quei teatri e’ venuta la pace e c’ e’ stata piu’ sicurezza”, ha specificato Graziano ricordando quanto fatto in Mozambico, Libano, Bosnia e in altri ‘ teatri’. ” I nostri militari operano nell’ interesse di quelle terre e di quelle popolazioni. Noi siamo in Afghanistan perche’ la’ ci sia la pace e possa diffondersi la sicurezza e per evitare che estremismi, radicalismi e violenza possano diffondersi”.