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in gioco per i grandi ideali

Papa Francesco

15 dicembre 2010 - Politica estera

Lettera di solidarietà del parlamento europeo per i cristiani in Medio Oriente

(ANSA) – Strasburgo – ”Noi, membri del Parlamento europeo, siamo determinati a mantenere relazioni coi cristiani del Medio oriente e a non lasciarli soli. Siamo determinati a utilizzare tutti i mezzi a disposizione per difendere la democrazia, i diritti umani e la libertà di religione, anche per i cristiani del Medio oriente”. E’ una parte del messaggio, sinora sottoscritto da 160 eurodeputati, consegnato oggi ai vescovi di Baghdad, Mosul e Babilonia in visita a Strasburgo. Ne da’ notizia il Sir, l’agenzia dei settimanali cattolici promossa dalla Cei.
La lettera, stesa dai deputati italiani Mario Mauro e Gianni Pittella, è un ”segnale di attenzione” verso i prelati e le loro comunità in Iraq e in quei paesi in cui sono in atto ”persecuzioni sempre più evidenti” contro i credenti di religione cristiana. ”Difendere i cristiani – spiega Mauro – vuol dire difendere la libertà di tutti e la convivenza pacifica” in quei paesi. ”Qualcuno – ha detto il vescovo caldeo di Baghdad Warduni nella sede dell’Europarlamento – vorrebbe relegare i cristiani dell’Iraq in un’unica provincia. Ma è una proposta inaccettabile. I cristiani devono restare sparsi, in mezzo alla popolazione del paese, perché, come insegna il vangelo, siano dappertutto luce del mondo”. ”Adesso, dopo le parole, – ha aggiunto mons. Warduni – noi aspettiamo il fare, ossia contiamo su interventi politici e concreti” per sostenere il futuro iracheno. ”L’Europa dei diritti dovrebbe passare dalle parole ai fatti. Anche perché finora non ha fatto granché. Ma noi siamo molto fiduciosi”. ”I cristiani dell’Iraq vivono con la paura del futuro”: mons. Athanase Matti Shaba Matoka, arcivescovo di Baghdad, ha portato l’esperienza quotidiana dei cristiani che vivono in Iraq nella sede dell’Europarlamento di Strasburgo. Matoka ha raccontato che ”da quando si e’ sviluppata la guerra contro il regime di Saddam Hussein e dopo il cambio di regime, le difficolta’ per noi si sono moltiplicate. I cristiani sono quelli che hanno sofferto maggiormente” per questi eventi. L’arcivescovo ha ricordato quanto avvenuto il 31 ottobre, con l’attentato nella cattedrale che gli e’ affidata: ”Ho negli occhi cinquanta morti e settanta feriti, ma noi non siamo venuti qui a Strasburgo per chiedere una crociata di guerra, ma per domandare aiuto per costruire la pace nella nostra terra”. A suo avviso l’Unione europea potrebbe ”sostenere il governo di Baghdad in questa fase, affinche’ esso dia prova di buona volonta’ nel proteggere i cristiani. Ma da solo il nostro governo non ce la puo’ fare”. Mons. Basile Georges Casmoussa, arcivescovo di Mossul, ha aggiunto: ”Si potrebbe pensare a una grande conferenza internazionale, da svolgere in Iraq o, se questo non e’ possibile, in Libano, che si occupi della tutela delle minoranze presenti in Medio Oriente”.