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in gioco per i grandi ideali

Papa Francesco

7 dicembre 2011 - Politica estera

Primavera araba:” il PPE si metta in discussione o rincorreremo nuove crisi”

“Vorrei provare qui a fare giustizia dell’eccessiva retorica euromediterranea fatta in questi anni, e soprattutto di questi ultimi mesi, in tema di primavera araba. Oggi vediamo i movimenti islamisti avere un ruolo da protagonisti in paesi come Tunisia ed Egitto dove hanno vinto le elezioni”

Marsiglia – “Questi movimenti affermano di avere come modello il partito AKP del Primo Ministro turco Erdogan. Questo perché anche loro desiderano stabilità, democrazia e sviluppo per i loro paesi. Proprio il partito turco AKP ha dal 2005 lo statuto di “Osservatore” all’interno del Partito Popolare europeo. Questo vuol dire che noi – in quanto PPE – dovremmo poter dire di essere vincitori delle elezioni in questi paesi della sponda sud del Mediterraneo”, ha affermato Mario Mauro, Presidente dei Deputati PDL al Parlamento europeodurante il suo intervento di apertura delle Giornate Studio del Gruppo PPE e del Congresso del PPE a Marsiglia questa mattina.

“La mia e’ chiaramente una provocazione. Però come PPE dobbiamo fare una riflessione profonda: cosa abbiamo fatto dal 2005 ad oggi per costruire una seria politica euromediterranea? Cosa abbiamo fatto per capire con quali modalita’ un partito come quello di Erdogan possa essere efficacemente preso a modello dagli altri movimenti islamisti dei paesi della sponda sud del Mediterraneo?”.

“I nostri tentativi con il Processo di Barcellona e con l’Unione per il Mediterraneo non hanno prodotto quell’azione che avrebbe dovuto portare democrazia e sviluppo nei paesi della sponda sud del Mediterraneo. Come PPE dobbiamo concentrare i nostri sforzi per dare un contenuto politico alla nostra azione”.

“Secondo i dati del Fondo monetario internazionale, fatto 100 il Pil dell’Italia, la somma dei Pil dei Paesi che si affacciano sul Mediterraneo e che vanno dal Marocco al Libano, inclusi quindi Paesi del calibro di Egitto e Israele, ma senza la Turchia (cioè Algeria, Egitto, Gaza, Israele, Giordania, Libano, Marocco, Siria e Tunisia), rappresenta circa il 37%. Con la Turchia arriviamo al 67%. Questi sono dati che dovrebbero spingerci ad un’azione concreta, che parta dall’osservazione di quell’attivismo politico-economico-diplomatico della Turchia nell’intera area mediterranea. Cosa fa ad esempio il nostro Servizio di Azione Esterna?”.

“Non possiamo poi trascurare il dibattito di natura costituzionale e di modifica dei codici che è in corso in questi paesi. Non dobbiamo certo imporre un nostro modello ma dobbiamo metterci a disposizione per aiutare una reale transizione verso democrazia, stabilità e sviluppo. E’ certo vero che Dio è presente nelle Costituzioni di Stati Uniti e Sudan ma il risultato non e’ lo stesso. Come è vero che Dio non è presente in quelle di Francia e Cina e anche qui il risultato non è lo stesso”.

“Il PPE deve oggi avere la capacità di mettersi in discussione. Altrimenti dovremo rincorrere un’altra crisi oltre a quelle che già ci stanno segnando in modo determinante”, ha concluso Mario Mauro.