La vita bisogna metterla
in gioco per i grandi ideali

Papa Francesco

11 gennaio 2010 - Rassegna stampa

Difendere i cristiani perseguitati

Corriere della sera – 11 gen – Caro Direttore, i continui attacchi contro le comunità copte in Egitto e le violenze che da sabato mattina terrorizzano i cristiani protestanti e cattolici della Malesia non sono che gli ultimi episodi di un’ondata di terrore che sta invadendo tutto il mondo.

Gli ennesimi segni del lungo calvario in cui si trovano le comunità cristiane soprattutto dove sono minoranza, frutto di quella che appare essere una vera e propria strategia per chi ha una concezione del potere che non ammetta la democrazia. Da anni, infatti, i cristiani non possono liberamente professare il proprio credo in Cina, in Vietnam, in Sudan, in Pakistan, in Iran, in Iraq o in India. Sono decine di migliaia le persone deportate; migliaia i morti, migliaia i preti e le suore uccisi barbaramente mentre aiutano le popolazioni locali; migliaia le chiese e i luoghi di culto danneggiati o, peggio ancora rasi al suolo. Tutto questo avviene, il più delle volte, nella totale indifferenza del mondo occidentale, anche se, a differenza del recente passato, i mezzi di comunicazione sembrano più attenti e autorevoli editorialisti, come ad esempio Pierluigi battista su questo giornale, non hanno paura di chiamare le cose con il proprio nome, denunciando una violenza che sembra non avere fine. Chi continua a rimanere indifferente, purtroppo, sono le istituzioni. Il Consiglio europeo, ad esempio, sollecitato qualche mese fa dal Ministro Frattini, si era impegnato a stigmatizzare i reiterati assalti nei confronti delle comunità cristiane nel mondo. Ma la montagna ha partorito un topolino se consideriamo che l’esito è stato un blando documento sulla libertà religiosa. E’ un vero e proprio complesso culturale quello che impedisce alle istituzioni internazionali di uscir fuori dalla schema fra opposti estremismi, formula buona per tacitarsi la coscienza e non voler vedere ciò che accade nella realtà. Eppure fede, religione e spiritualità sono sempre maggiormente riconosciute da tutti come un fattore imprescindibile della vita personale e comunitaria di un individuo. Hanno un ruolo rilevante nell’ordine pubblico e nella stabilità sociale. Sono alla base per quanto riguarda le motivazioni sul lavoro, nell’educazione e per la partecipazione civica. In nome di quella laicità positiva che è sempre di più fattore determinante delle politiche degli stati occidentali. Un’idea che, però, stenta ad affermarsi in contesti come quello mediorientale e nei paesi asiatici a larga maggioranza musulmana, dove soprattutto dopo l’11 settembre 2001 si guarda al cristiano come un surrogato della potenza da distruggere. Qui infatti la laicità, intesa come la possibilità di un dialogo costruttivo tra culture e religioni diverse, pur professata a parole, non esiste. La nostra responsabilità è far capire ai governanti di questi paesi che se vogliono veramente un futuro di pace e di dialogo, devono utilizzare ogni mezzo in loro possesso per difendere la pluralità religiosa. C’è bisogno di tolleranza che non significa qualunquismo, ma rispettare le convinzioni degli altri, salvaguardando le proprie, e quindi convivere senza violenza. Dobbiamo fargli capire che devono utilizzare ogni mezzo in loro possesso per difendere le minoranze come quella cristiana e non cedere a tentazioni teocratiche per ragioni di ordine pubblico o elettorale. Ma perché ciò avvenga occorrono azioni di condanna ferma e senza condizioni in difesa della libertà religiosa. La tutela delle comunità cristiane è fattore essenziale della democrazia e della pace. Si colpiscono i cristiani, cioè, perché la loro presenza nel mondo è evidenza di una misura non riconducibile a progetti di potere. La comunità internazionale non può rimanere indifferente, la difesa dei cristiani coincide con la difesa della ragione stessa dell’esistenza delle istituzioni internazionali.

Mario Mauro – Maurizio Lupi