La vita bisogna metterla
in gioco per i grandi ideali

Papa Francesco

7 aprile 2010 - Rassegna stampa

Ecco come battere i cattolici adulti

www.ilsussidiario.net – 7 apr – Il consolidamento della fiducia dei cittadini nei confronti del Governo Berlusconi sentenziato dal risultato delle elezioni Regionali confermano che quella italiana è davvero un’anomalia. Una straordinaria anomalia.
Negli ultimi anni in tutta Europa e nel mondo, non esiste Governo che non sia entrato in crisi o non sia stato punito dal proprio popolo nelle elezioni di medio termine. La crisi economica ha travolto tutto e tutti. La sconfitta di Sarkozy alle regionali francesi è solo l’ultimo episodio della serie. Le difficoltà di Gordon Brown in Gran Bretagna e l’agonia di Zapatero in Spagna sono altre prove che aumentano il valore del successo del centrodestra, per di più dopo una non-campagna elettorale per l’ennesima volta intrisa di antiberlusconismo. La priorità della nostra classe politica oggi è di riportare a votare la gente che si è astenuta dal voto. Sono tanti i motivi, spesso condivisibili, che hanno spinto i cittadini a non andare a votare. L’astensione ha colpito soprattutto i due maggiori partiti. Ha colpito tutte le classi sociali, tutte le categorie e le generazioni: uomini, donne, giovani, anziani. Ha colpito proprio tutti. A questo proposito non possiamo essere tanto presuntuosi da pensare che la percentuale di astensioni tra i cattolici sia diversa da quella dei non cattolici. Sono tantissimi i cattolici che hanno scelto di non sporcarsi inutilmente le mani in un momento in cui l’immagine della politica non gode di grande popolarità. Questo nonostante un’offerta politica per essi variegata e piena di sfumature e nonostante l’appello ad un voto responsabile e a favore della vita da parte del Cardinale Bagnasco, avvenuta a pochissimi giorni dal voto. Proprio questo aspetto deve farci comprendere che se la fede percepisce la politica come estranea, essa non è vera neanche con la vita. Sono due i rischi parimenti gravi che si corrono: il primo è quello di scorporare la propria esperienza di fede dalla politica. Come se ci trovassimo di fronte a due mondi paralleli: il mondo dei giusti (la vita reale, da cattolici) e il mondo del peccato (la politica). L’altro rischio è paradossalmente quello di pensare che la politica sia un recinto in cui non rientra il riconoscimento della fede, come se non accadesse il fatto cristiano dentro quell’aspetto.

Quando invece un cattolico è veramente adulto? Quando riconoscendo la presenza di Cristo dentro le circostanze della vita comincia a viverle non come un proprio progetto, ma obbedendo a ciò che dà consistenza al proprio tentativo di servire il popolo. Scappare da una situazione, seppur considerata insostenibile o peggio corrotta, non è quindi da cristiani, ma nemmeno da uomini. Distruggendo una certa immagine della “mondanità”, la speranza cristiana ha infatti smascherato i vincoli che legano l’uomo al potere inteso come «speranza patologica», ossia totalitarismo.

Perché i totalitarismi altro non sono che tentativi di realizzare prematuramente la speranza, di compiere in modo indebito il desiderio che anima nel profondo il cuore dell’uomo.