La vita bisogna metterla
in gioco per i grandi ideali

Papa Francesco

9 luglio 2010 - Rassegna stampa

Eroi della fede

www.ilsussidiario.net – 9 lug – La liberazione di Mons. Giulio Jia Zhiguo, vescovo sotterraneo di Zhengding (Cina), avvenuta ieri mattina, è una bellissima notizia, che purtroppo non rappresenta alcun segnale di cambiamento da parte del regime comunista di Pechino.
Monsignor jia è infatti già stato arrestato parecchie volte e poi rilasciato dopo mesi. Asianews riporta che durante questi periodi “egli viene segregato in una stanza e sottoposto a sessioni politiche personali, in cui si cerca di convincerlo a sottoscrivere l’appartenenza all’Associazione patriottica, l’organizzazione del Partito comunista che vuole edificare una chiesa nazionale senza legami con la Santa Sede”. Martedì sera il vescovo, circondato da centinaia di suoi fedeli, ha potuto celebrare la messa nella cattedrale del villaggio di Wuqiu, dove risiede. Anche se Pechino ha pubblicato un piano di azione nazionale per la tutela dei diritti, il 2009 è stato in Cina, secondo il rapporto mondiale del gruppo Human Rights Watch, l’anno nero per i diritti umani e la democrazia. E il 2010 non è di certo iniziato meglio. “La persecuzione contro cattolici, protestanti e le altre religioni” – scrive Bernardo Cervellera in un editoriale sui 60 anni della Repubblica popolare cinese, celebrati il 1° ottobre 2009 – “è avvenuta subito all’indomani della proclamazione della Rpc. Fin dall’inizio, infatti, il maoismo si propone in modo programmatico di distruggere ogni religione come superstizione, o assorbirla come strumento di governo, controllata da organizzazioni alle dipendenze del partito. Così, da subito, personalità delle Chiese che lavoravano per il popolo – e che all’inizio avevano perfino guardato con simpatia l’arrivo dei comunisti” – “si trovano a resistere alla divinizzazione e all’assolutismo del potere, salvaguardando la libertà della propria coscienza”. Spesso i religiosi vengono internati insieme agli altri oppositori politici nei Laogai, ovvero in campi di lavoro pensati per intimidire, indottrinare e, allo stesso tempo, fornire un enorme forza lavoro a costo zero. La «rieducazione» è un processo che avviene mediante «lezioni di studio» giornaliere che seguono i lavori forzati. Successivamente il detenuto è costretto a dichiarare pubblicamente le proprie colpe. Così nasce la «nuova persona socialista» che, al fine di mostrare la propria lealtà al partito, spesso denuncia i suoi amici e parenti. Secondo la corte amministrativa i cristiani sono colpevoli di «crimini contro lo Stato, organizzati durante gli incontri di un culto diabolico». Ma nonostante l’oppressione in Cina accade qualcosa di incredibile. Delle vere e proprie catacombe resistono e anzi si espandono continuamente da 60 anni a questa parte. “Dall’incontro con vescovi e sacerdoti della Cina ci si accorge di essere davanti a una Chiesa giovane, dinamica, vibrante. È pure vero che si vede una Chiesa divisa e perseguitata, dove la fede è messa alla prova. Ma sebbene la Chiesa sia controllata, essa trasuda energia e vitalità… I cattolici in Cina sono forti nella fede e sapranno resistere alla persecuzione. Mi piacerebbe tanto poterli vedere un giorno vivere la loro fede in piena libertà, riuniti con la Chiesa universale”. Le parole di  Mons. Nugent, rappresentante della Santa Sede di Hong Kong, dimostrano come davvero la speranza cristiana è più forte di tutto e di tutti, anche di chi si serve del potere e dell’ideologia per cancellare la dimensione religiosa dell’uomo, che è la libertà da cui dipendono tutte le altre.