La vita bisogna metterla
in gioco per i grandi ideali

Papa Francesco

6 settembre 2009 - Rassegna stampa

Tra Lega e CL

Il meeting e gli attacchi del carroccio alla Chiesa. Intervista a mario mauro.

 «Ogni azione politica deve partire dalla persona. E su quelle barche alla deriva nel canale di Sicilia ci sono persone».

Da sempre teatro di dibattito politico di fine agosto, l’ultima edizione del Meeting di Rimini verrà anche ricordata per la passerella di ministri ed esponenti leghisti che hanno mosso infuocate accuse alla Chiesa, rea di aver lanciato appelli umanitari nei confronti dei naufraghi clandestini e di essersi permessa di aver fatto rilievi alla legge Maroni sulla sicurezza.

Dopo essersi definiti gli “ultimi crociati della cristianità”, come ha proclamato il ministro dell’Agricoltura Zaia, i leghisti ne hanno dette di tutti i colori, dal ministro Calderoli al capogruppo Roberto Cota, arrivato a definire “comunista” il segretario del Pontifico consiglio dei migranti monsignor Agostino Marchetto. Mario Mauro,ciellino, parlamentare europeo del Partito popolare ed esponente del Pdl, nega che Comunione e liberazione abbia offerto il destro agli attacchi. «Il Meeting è un luogo abituato ad ascoltare tutti, dove si favoriscono gli incontri e si rende possibile il dialogo. Chi invece ha sbagliato nel metodo e nel merito e continua a sbagliare, facendo di quest’errore uno strumento per un progetto di potere, si chiama Lega».

Che ne pensa della politica del Governo sull’immigrazione clandestina?

«Io sono per un’impostazione della società europea in cui, di fronte al principio di libera circolazione delle persone ci si dia delle regole di convivenza civile, perché l’integrazione non si scontri con le esigenze di sicurezza, e con una convivenza che avvenga senza conflitti. Però tutto questo trova la sua ragion d’essere se parte da un punto di partenza: su quelle barche ci sono persone. Per cui io quelle persone prima le salvo, le assisto, ne condivido il bisogno, e poi discutiamo».

La Lega secondo lei condivide questa impostazione?

«Io faccio una distinzione netta su quello che ha messo in campo il Governo e ciò che fa e dice la Lega».

Cominciamo con il Governo.

«Condivido al trecento per cento, da sempre, la posizione del ministro degli Esteri Franco Frattini, anch’egli venuto al Meeting. Frattini sostiene che l’Europa ha una responsabilità enorme e grave nei confronti dei processi epocali di immigrazione. Caricare tutto il peso di questi processi su Italia e Malta è follia. E quindi ha chiesto una cosa semplicissima, che i 27 Paesi dell’Unione si assumano la responsabilità di distribuire questo peso sui suoi 500 milioni di cittadini. Bruxelles ha fatto uno sforzo significativo in questo senso e infatti abbiamo la prima risposta, almeno in termini di assunzione di responsabilità. E la Lega che fa di fronte a tutto questo? Comincia a fornire del nostro Paese e della politica italiana una linea e un’immagine caricaturale, fatta di “mandiamoli tutti a casa”. Cosa che non ha nessun senso né dal punto di vista sociopolitico, né dal punto di vista di ciò che l’Italia ha già messo in campo, rischiando di compromettere l’azione del Governo di cui fa parte».

Perché lo fa, secondo lei?

«Perché è abituata al metodo di essere di lotta e di governo per lucrare in termini di consenso, attingendo a quelle che sono le paure più elementari delle persone, in modo tale da portarsi avanti con l’incasso sul piano della rendita politica. Tutto questo, per senso di responsabilità e anche in nome della centralità della persona, onestamente non è più accettabile».

Che ne pensa della legge Maroni sulla sicurezza? Va bene così?

«Se entriamo nel merito della legge dobbiamo innanzitutto chiederci come mai prescrivere i sei mesi di tempo nei centri di identificazione ed espulsione è uno scandalo quando la legge è figlia di una direttiva europea, votata a Strasburgo anche dagli stessi gruppi di opposizione che poi in Italia si stracciano le vesti, che prescrive un termine che va dai sei ai 18 mesi. Perché tanto scandalo e accanimento verso l’unico Governo europeo che ha ridotto il tempo?».

È daccordo sui respingimenti?

«La dottrina dei respingimenti non è una dottrina del Governo italiano ma è concordata in sede europea. Ma il problema europeo, che è anche il problema italiano, è andare a vedere cosa succede una volta che li accompagni di là, sull’altra sponda. È questo il cuore del problema. Occorre una presenza di carattere europeo e internazionale che verifichi le condizioni con cui devono essere fatte le procedure in Libia».

Cosa cambierebbe della legge?

«Il concetto di clandestinità come reato, anche se sul piano del diritto esiste anche in altri Paesi europei».

Secondo lei, si può pensare a un’alternativa di Governo che includa l’Udc di Casini ed escluda la Lega?

«Si può e si deve arrivare a un’alleanza con l’Udc, cui io lavoro da sempre. L’Udc tra l’altro a Strasburgo è nel nostro stesso gruppo. Ma non per escludere la Lega. A meno che…».

A meno che?

«A meno che la Lega passi dalle varie proposte senza senso enunciate per tutta l’estate a dei veri e propri provvedimenti legislativi, basterebbe anche la sola proposta in Parlamento».

Tra Bersani o Franceschini chi vorrebbe alla guida del Pd?

«Direi Bersani, per il semplice fatto che lo conosco, mentre Franceschini no. Ma sceglierei in base a chi dei due rispondesse con coraggio a questa semplice esigenza: occorre un lavoro comune, un’alleanza tra maggioranza e opposizione sulle riforme strutturali di cui ha bisogno questo Paese. Ma è difficile con una sinistra che fa persino fatica a fare i conti con la sua identità storica e con i suoi drammi del passato, come ha spiegato Giampaolo Pansa al Meeting».

Non la imbarazzano, come cattolico, gli scandali sessuali che ruotano intorno a Berlusconi?

«No, nel modo più assoluto. La cosa che voglio conservare è la libertà del rapporto con tutti. Mi ricordo l’attacco ad Andreotti per aver fatto un Governo con Craxi, accusato a sua volta di comportamenti immorali. Ha sempre risposto che era chiamato a trovare soluzioni politiche per il Paese e non a sposarlo o ad andarci in vacanza insieme. Il primo errore che può fare un politico cattolico è proprio quello di sentirsi migliore degli altri».

 

Famiglia Cristiana

6  settembre 2009-09-03 pag. 46 e 47