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in gioco per i grandi ideali

Papa Francesco

27 novembre 2009 - Rassegna stampa

L’Europa che difende il crocifisso

«La Commissione ricorda che le leggi nazionali sui simboli religiosi negli edifici pubblici rientrano nelle competenze dell’ordinamento giuridico interno». «La Commissione ricorda altresì che l’esecuzione delle sentenze della Corte europea dei diritti dell’uomo rientra nelle competenze del Consiglio d’Europa».

È stata molto secca ma assolutamente non banale la risposta fornita dalla Commissione europea all’interrogazione parlamentare presentata lo scorso 10 novembre dal collega Antonio Cancian del Popolo della Libertà nella quale si ricordava come, oltre all’episodio della donna italofinlandese in Italia, «analoghi episodi sono avvenuti in Spagna, Germania, Francia e Italia, dove nel 1988 il Consiglio di Stato rilevò che il crocifisso “non è solo il simbolo della religione cristiana ma ha una valenza di carattere indipendente dalla specifica confessione”».

Cancian ha lanciato una provocazione chiedendo «se la Commissione ravvisa il rischio che il principio enunciato dalla Corte di Strasburgo possa mettere in discussione l’esposizione in luoghi pubblici dei simboli religiosi e culturali, persino della bandiera europea, che s’ispira alla simbologia cattolica mariana?».

La Commissione europea, nella prima parte della sua risposta, ha rimesso il problema nelle mani dei governi nazionali, riconoscendo quindi la validità delle sentenze italiane favorevoli al crocifisso. Se venisse respinto il ricorso del Governo italiano non solo dovremmo rimuovere i crocifissi dai luoghi pubblici, ma andrebbero sostituite anche le bandiere degli Stati europei che hanno al centro una croce.

Gran Bretagna, Svezia, Finlandia, Malta, Portogallo, Slovacchia, Grecia sarebbero costrette a cambiare il proprio simbolo nazionale, perchè l’esposizione di quella croce nelle bandiere, presente ovviamente in migliaia di luoghi pubblici, non ha una ragion d’essere diversa dall’esposizione del crocifisso.

Stessa sorte toccherebbe alla bandiera dell’Unione europea, che ufficialmente «rappresenta non solo il simbolo dell’Unione europea ma anche quello dell’unità e dell’identità dell’Europa in generale. La corona di stelle dorate rappresenta la solidarietà e l’armonia tra i popoli d’Europa. Le stelle sono dodici in quanto il numero dodici è tradizionalmente simbolo di perfezione, completezza e unità». In realtà per l’autore del disegno aveva davvero un significato cristiano, il blu infatti è il manto del colore della notte di Maria e le 12 stelle sono la corona dell’apocalisse.

La questione della libertà religiosa riguarda l’Unione Europea come ente sovranazionale, come organizzazione democratica, e non può riguardare in maniera distinta ogni singolo Stato membro. Il problema di fondo è che la tipologia della sentenza pretende di omologare le culture quando l’Unione europea si basa sul motto “unità nella diversità”.

La Commissione, ricordando che «l’esecuzione delle sentenze della Corte Europea dei diritti dell’uomo rientra nelle competenze del Consiglio d’Europa», pare proprio voler prendere le distanze da una sentenza in pieno disaccordo con i principi di convivenza civile a cui si ispirano i Trattati Ue. Una freddezza calcolata insomma, per non far trapelare un disagio comunque evidente nei confronti del Consiglio d’Europa, le cui ambiguità continuano ad aumentare i dubbi sul reale apporto di questo ente alla libertà dei cittadini europei.

Questa presa di distanze però non basta, le istituzioni europee devono uscire dall’impasse e dare un giudizio chiaro su libertà religiosa e laicità delle istituzioni, per questo sulla scorta dell’interrogazione appena descritta chiederemo un dibattito in aula che faccia vedere di che pasta è fatta il nuovo esecutivo presieduto da Barroso. I tempi sono maturi per una svolta in questo senso, come dimostra il grande risultato della petizione promossa dai deputati del Popolo della Libertà in Parlamento europeo sul tema del crocifisso.

«Tutti i Paesi dell’Europa sono permeati dalla civiltà cristiana. Essa è l’anima dell’Europa che occorre ridarle». Lo disse il 19 marzo 1958, di fronte al Parlamento Europeo, Robert Schuman. Lui, Konrad Adenauer e Alcide De Gasperi erano tre credenti cristiani cattolici. Ed erano, come si dice con un’espressione tanto ambigua quanto abusata, tre “laici”. Nessuno di essi si è mai sognato di imporre il cristianesimo come confessione “di Stato” europea. Ma nessuno di essi avrebbe potuto immaginare che l’Europa potesse farne a meno.

Mario Mauro