La vita bisogna metterla
in gioco per i grandi ideali

Papa Francesco

3 novembre 2010 - Rassegna stampa

L’Europa difenda i cristiani in Iraq

Il Giornale – 3 nov – La strage di cristiani avvenuta domenica scorsa nel centro di Baghdad dimostra come i tormenti dei cristiani iracheni siano il paradigma di una situazione che forse, non è mai stata tanto instabile nel paese tra i due fiumi. E’ una persecuzione senza fine, che dal 2003 ad oggi ha provocato centinaia di morti.
Molti di essi hanno lasciato il paese, alimentando l’imponente esodo iniziato dopo l’inizio della guerra; altri, in una situazione in cui a tutti viene chiesto di schierarsi da una parte o dall’altra, hanno preferito convertirsi all’islam. Trattati alla stregua di un capro espiatorio, da sfruttare o da eliminare, non possono professare la loro fede liberamente, alle donne viene imposto il velo e le croci vengono tolte dalle chiese. Eppure, numericamente, i cristiani non sono una presenza così ingombrante. Su una popolazione di 22 milioni di abitanti, infatti, essi sono solo il 3%, ma costituiscono il 35% di quella fascia di istruiti in grado di far tornare il paese a competere sul piano internazionale e per questo probabilmente possono essere considerati un problema . Questo perché non è affatto indifferente il contributo che essi portano in termini di opere educative e assistenziali. Le suore avevano scuole dappertutto prima che fossero nazionalizzate da Saddam Hussein, contribuendo così alla formazione di tanti musulmani. Anche i padri gesuiti avevano un collegio a Baghdad e una università. Le persone più conosciute hanno studiato presso di loro, come, ad esempio, il primo ministro Ayad Allawi. Ora la situazione è tornata a quella pre-Saddam; è possibile per i cristiani aprire scuole proprie, ma il più delle volte manca l’essenziale, come la sicurezza. Anche le opere di carità e assistenza, soprattutto ospedali e dispensari, sono stati spesso luoghi dove si è consolidata la convivenza fra cristiani e musulmani. Si capisce allora che colpire i cristiani significa sbarrare la strada alla possibilità di rinascita di tutta la società irachena e, forse, significa anche sbarrare la strada alla possibilità di influire positivamente su tutta la regione mediorientale. I numerosi rapimenti di cristiani, l’assalto alle loro attività commerciali e molte altre discriminazioni nei loro confronti sono il riproporsi di quell’antica mentalità islamista per cui i seguaci delle religioni del Libro (leggi cristiani ed ebrei) sono da considerarsi cittadini di seconda categoria. Senza alcuna tutela, in un clima in cui il contrasto tra sunniti, kurdi e sciiti per il controllo dell’intero paese non lascia spazio ad altre identità, i cristiani sono divenuti oggetto di crescente violenza. In questo contesto si inseriscono anche gli interessi di Al Qaeda, che, come nell’ultimo, terribile episodio, non ha avuto alcuna remora ad utilizzare i cristiani per chiedere la liberazione di alcuni terroristi in Iraq e in Egitto. La persecuzione dei cristiani è dovuta a terroristi e fanatici, ma anche all’indifferenza della leadership politica che non garantisce le minoranze. L’aumento della disoccupazione tra i cristiani, le confische arbitrarie delle proprietà di famiglie a Baghdad e Mosul, le violazioni della libertà religiosa e di pensiero, rapimenti, attentati e minacce di stampo confessionale sono sintomatiche dell’indifferenza della leadership irachena, che non riconosce l’appartenenza dei cristiani a questa patria e la loro partecipazione umana e intellettuale al progresso del paese come iracheni, insieme a tutte le altre comunità religiose che vi abitano.Come spiegare un tale accanimento da parte di tutti? L’inimicizia dei poteri, delle dittature, delle visioni totalitarie nei confronti del cristianesimo ha in fondo la medesima radice: le comunità cristiane documentano il dramma della libertà dell’uomo di fronte al potere. «Dio nasce, il potere trema…» scriveva Józef Tischner. Come relatore in Parlamento europeo del primo auspicabile accordo tra Unione europea ed Iraq farò di tutto perché la tutela dei cristiani diventi elemento cardine per la normalizzazione dei rapporti tra Iraq e Unione europea.

MARIO MAURO – PRESIDENTE DEI DEPUTATI DEL POPOLO DELLA LIBERTA’ AL PARLAMENTO EUROPEO