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Papa Francesco

1 luglio 2010 - Rassegna stampa

L’Italia senza crocifissi?non sarebbe più l’Italia

Luigi Offeddu – Corriere della sera – 1 lug – L’uomo che difende il simbolo primo del cristianesimo ha la kippah ebraica sul capo: Joeseph Weiler, docente americano di diritto ed ebreo osservante, dice che il crocifisso «fa parte dell’identità nazionale», e che «l’Italia senza crocifissi non sarebbe più l’Italia».
Nell’aula magna della Corte europea dei diritti dell’uomo, a Strasburgo, comincia l’esame del ricorso presentato dallo Stato italiano, da varie associazioni e da 10 Stati – fra cui la Russia, la Grecia e l’Armenia – contro la sentenza della stessa Corte che nel novembre 2009 giudicò come una violazione delle libertà di pensiero e di educazione l’obbligo di esporre il crocifisso in tutte le aule scolastiche. L’udienza di Strasburgo continuerà poi fino a sera, con le arringhe di Weiler (in rappresentanza di 8 dei 10 Stati) e degli altri avvocati. Nessuno si attendeva una decisione immediata, e questa infatti non arriva: se ne riparlerà in autunno, l’argomento è complesso e delicato. Tutto ha origine in Italia, da una questione sollevata da una cittadina italiana di origini finlandesi: membro dell’ «Unione atei e agnostici razionalisti», la donna aveva chiesto nel 2002 alla scuola dei propri figli di togliere il simbolo cristiano dalle pareti; e al rifiuto, aveva deciso di rivolgersi alla Corte. I giudici decisero che la presenza di quel segno equivaleva a un tentativo di proselitismo religioso, contrario alle libertà individuali. L’udienza di ieri ha riacceso il dibattito. In Italia, il presidente del Veneto Luca Zaia assicura che il crocifisso resterà in tutti i luoghi pubblici, e il ministro delle Politiche europee Andrea Ronchi giudica come «significativo» il sostegno avuto dagli altri 10 Paesi. Mentre per il ministro degli Esteri Franco Frattini l’Italia «ha tutte le carte in regola per un risultato positivo». A Strasburgo, l’eurodeputato Mario Mauro, capo-delegazione del Pdl rileva che «non è possibile cercare di costruire l’Europa dei popoli relegando la religione nello spazio privato». E per il leghista Mario Borghezio, cancellare certi simboli «sarebbe un’imposizione da Stato totalitario».