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27 novembre 2012 - Rassegna stampa

Mario Mauro (PDL-PPE): “E’ sbagliato dividere il PDL”

www.huffingtonpost.it – 27 nov – Intervista a Mario Mauro. Onorevole Mario Mauro, andiamo al punto, senza girarci attorno. Segue o no Berlusconi?

Le rispondo così: sarebbe un gravissimo errore e un danno incalcolabile per la democrazia italiana spaccare il Popolo della Libertà. E sarebbe un errore fatale spaccarlo oggi che appare evidente che le proposte del Partito popolare europeo rappresentano la vera alternativa alla sinistra che oscilla tra Hollande che fa fuggire in Belgio ventimila francesi per paura delle tasse, e l’Ilva dove le responsabilità di Vendola sono evidenti.

 

La sta prendendo alla larga.
Nient’affatto. La sto prendendo partendo da un’analisi politica. Se queste sono le premesse, di fronte alla proposta confusa e inefficace della sinistra in Europa, è sbagliato dividere il centrodestra in Italia. Per questo sto lavorando, anche a livello europeo, per favorire l’unità e non la divisione.

 

Onorevole Mauro, spera ancora che si possa impedire a Berlusconi l’annuncio della Forza Italia 2.0?
Io sto facendo di tutto per salvaguardare l’unico interesse dal quale mi sento di dipendere, ovvero quello degli elettori del centrodestra. Se qualcuno invece si assume la responsabilità di dividere il Pdl e il centrodestra, quel qualcuno è il peggior nemico del centrodestra.

 

Detta in modo chiaro. Se Berlusconi rompe, a quel punto non può essere il candidato premier del Pdl.
Lo dice lei che è un raffinato analista politico… Io allo scorso ufficio di presidenza ho detto, alla presenza di Berlusconi e a Berlusconi, che pensare a una sua candidatura alla premiership di tutto ciò che ha il solo collante di essere alternativo alla sinistra, senza parlare di contenuti, crea confusione. E dividere il Pdl significa consegnare l’Italia alla sinistra di Bersani e Vendola.

 

Mauro, restiamo su questo punto. I berlusconiani dicono che questo anno è stato un disastro, senza Berlusconi in campo, e il suo ritorno è l’unica salvezza.
A mio giudizio è sommario pensare che la caduta del governo Berlusconi è avvenuta per colpa di un complotto internazionale a trazione tedesca. E che sia avvenuto nei confronti di un governo che stava avendo una condotta senza sbavature. La verità che si è fallito perché non sono state fatte delle riforme che erano necessarie, soprattutto per colpa della Lega, i cui veti hanno pesato in una situazione parlamentare difficile.

 

E quindi è sbagliato riproporre ora Berlusconi, l’alleanza con la Lega…
È un errore riproporre un’alleanza privilegiando le formule al contenuto, e pensando di poter fare quello che non siamo riusciti a fare. Parliamoci chiaro: Berlusconi nel ’94 è stato la speranza, quello di oggi è espressione di chi la speranza l’ha delusa. Io non sono contro Berlusconi. Ma sono fedele a quello in cui abbiamo creduto in questi anni. Ci siamo battuti per anni per le nostre idee: dimagrimento dello Stato, abbattimento della spesa, modernizzazione del paese. Le alleanze non si fanno riproponendo le formule, ma partendo da un’analisi di come realizzare ciò in cui noi crediamo e che non si è riusciti a fare.

 

Onorevole, le sue posizioni, non è un mistero, sono rappresentative anche di una parte importante del mondo cattolico, quello di Comunione e Liberazione. Stavolta i cattolici non seguiranno Berlusconi?
Per i cattolici le scelte politiche non sono un dogma di fede.

 

Sta dicendo che il suo principale è il Padreterno, e non il Cavaliere?
Questo si sa, diciamo…

Senta, però se analizziamo la situazione del suo partito, ammetterà che l’ultimo anno è stato un anno di disastri: avete perso ovunque, non siete riusciti a dare un messaggio chiaro.
Gli errori in un partito, come in una famiglia, non li fa uno solo. Ma vediamo quale è il punto di fondo. Io, come sa, faccio il capogruppo al Parlamento europeo, e in questi anni ho gestito momenti difficili, come ai tempi della scissione dei finiani. Tuttavia un filo non si è mai perso, nel senso che tutti i membri della delegazione italiana che fanno parte della delegazione al Ppe hanno sempre votato allo stesso modo. Segno che l’unità è possibile.

 

Portando il ragionamento in Italia?
Significa, appunto, che l’unità del centrodestra è possibile, ma non si fa in astratto. Gli errori del Pdl non riguardano il nome, ma la politica. Altrimenti finiremmo per trattare il nostro partito come un prodotto da banco di cui è stata sbagliata la campagna di marketing. E su questi errori c’è una responsabilità politica della leadership.

 

Si riferisce a Berlusconi?
Sì. Ed anche a coloro che attraverso i propri personalismi hanno ostacolato lo stesso Berlusconi.

 

Quando lei parla dell’unità del centrodestra da costruire si riferisce anche Casini, indicato dal Cavaliere come uno che non sta alla parola data?
La motivazione che l’atteggiamento di Casini rende impossibile l’unità dei moderati è vera ma non è adeguata. L’aggregazione di tutti i moderati che si riconoscono nel Ppe è ancora possibile.

 

E Berlusconi dovrebbe favorirla non facendo il suo passo avanti ma facendo un passo indietro.
Questo l’ho già detto. E ribadisco che non ho cambiato idea.

 

Il convitato di pietra di questa vicenda si chiama Monti. Lei, non è un mistero, è un “montiano” del Pdl, però pare che ormai sia una voce isolata nel suo partito.
Andiamo con ordine. Ci sono sue cose che tutti dovrebbero aver presenti. Primo: Monti è una risorsa per il paese, come dice giustamente il capo dello Stato. E non si capisce perché uno che è una risorsa per il paese non possa essere una risorsa per il centrodestra. Secondo: lo scorso 6 settembre Monti è venuto a Fiesole, a un seminario del Ppe che ho organizzato, a dire che si riconosce nella famiglia del Ppe.

 

Il suo governo però è stato mal digerito dal Pdl. Lei condivide l’analisi di Berlusconi sul fatto che Monti sarebbe subalterno alla Merkel?
Assolutamente no. Parliamoci chiaro, Monti è sostenuto da una maggioranza parlamentare dove c’è anche la sinistra. È una situazione particolare. E in questa situazione è evidente che ci sono state scelte non condivisibili come l’Imu. Ma di certo non gli si può non riconoscere la grande dignità e forza con cui ha sostenuto le ragioni dell’Italia sul piano internazionale.

 

Capisco, ma anche Alfano dice “mai più” Monti.
Mai più nel senso che i governi tecnici sono un’emergenza . E che il prossimo governo uscirà dalle urne. Ma non si può archiviare Monti. Né si può dire che l’operazione che lo ha portato a palazzo Chigi è un’operazione anti democratica o un colpo di Stato. Non scherziamo: Monti è stato votato da un Parlamento sovrano, ed è frutto di una procedura democratica.

 

Resta un punto non irrilevante, però. Monti è senatore a vita. E non si candiderà.
Mettiamola così: io non ci giuro. E comunque: il dovere del Pdl è agevolare e sostenere l’unica prospettiva europea e possibile per il paese.