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17 dicembre 2012 - Rassegna stampa

Mauro: Berlusconi contro Bersani è uno schema vecchio e superato

La Stampa – 17 dic – Onorevole Mauro, lei stamattina (ieri, ndr) era sia alla manifestazione dei pidiellini sostenitori di Monti sia a quella di Crosetto e Meloni, che gli sono invece ostili. Come mai?

«Avevo un’intenzione esplicita, che è quella di fare coraggio ai militanti del Pdl. Non dobbiamo dimenticare che oggi è il 16 dicembre, giorno che avevamo destinato alle primarie. In mancanza delle primarie mi pareva giusto sottolineare che c’erano le primarie delle idee e che quindi c’era il coraggio di un confronto».

 

Però lei con Meloni e Crosetto non è d’accordo, giusto?

«La differenza fra me e loro è sensibile. Anche stamattina io sono tornato col pensiero all’affermazione di responsabilità con cui abbiamo deciso di sostenere il governo tecnico. E questa affermazione di responsabilità venne dopo un’infuocata discussione in cui non tutti erano d’accordo di appoggiare Monti».

Chi era contrario?

«Una parte rilevante degli ex An, molti componenti del governo Berlusconi».

E lei, si sa, è ancora supermontiano.

«Ma per una ragione precisa. C’è una grande questione culturale che ha attraversato la Seconda repubblica e ancora è centrale. Noi abbiamo un centrosinistra che non ha saputo diventare socialdemocratico e ha visto i suoi governi andare al collasso per le spinte massimaliste da cui sono stati pesantemente condizionati. E abbiamo un centrodestra ad alto tasso di personalismi che ha determinato un’involuzione nell’azione di governo».

A chi si riferisce?

«Parlo di personalismi che non di rado hanno alimentato tentazioni populiste. Quindi parlo, per esempio, della Lega, che ha idee profondamente diverse dalle nostre, ma ha gli stessi nostri elettori».

Quindi addio Lega.

«Sto dicendo che noi oggi rischiamo di riprodurre il solito schema».

Berlusconi contro Bersani.

«Naturalmente. Se uno diventa premier e l’altro diventa capo dell’opposizione, io non credo che si possa fondatamente sperare in una logica collaborativa. Il problema non è il governo Monti, ma Monti, che ha la personalità per tenere vicini, e in posizioni non guerreggianti, schieramenti politici con visioni diverse. È la lui la chance per i moderati, che attorno a lui devono raccogliersi».

Il problema sono anche le misure del governo Monti.

«Mi rendo conto che la gente ha sofferto, ma Monti è un uomo di stampo liberale che saprà fare proposte adeguate affinché la gente possa tirare un sospiro di sollievo».

E se Monti dice di no, lei che fa?

«Dobbiamo attendere le decisioni di Monti».

Ma siccome non è un’eventualità improbabile, lei si sarà posto il problema.

«Mi auguro che Monti dia un risposta positiva».

Ma il rischio è che il candidato del centrodestra sia Berlusconi, che lei ha definito «leader inadeguato»…

«Allora vorrei chiarire. Ho detto che era inadeguato, posto che il leader del centrosinistra è Bersani, per le ragioni che ho illustrato fino ad adesso, è cioè che si sta riproponendo uno schema non più sopportabile».

Benissimo. E se il Pdl avrà per candidato premier Berlusconi, lei se ne va?

«Siccome ho sollevato il problema nel partito, darò una risposta nelle sedi adeguate».

Vabbè, non ce lo vuole dire.

«Perché ho imparato che ogni giorno ha la sua pena».