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Papa Francesco

11 dicembre 2012 - Rassegna stampa

Mauro: “Che delusione il Cavaliere con lui e Bersani Italia indietro di 20 anni”

La Stampa – 9 dic – Intervista a Mario Mauro. Mario Mauro premette che nella sua critica alla candidatura di Berlusconi non c’è nulla di personale. Per il capogruppo Pdl al Parlamento europeo il problema è drammaticamente più complesso. «Abbiamo assistito in questi mesi a due tormentoni. Quello dei Democratici che, attraverso le primarie, ha prodotto la conferma della vecchia nomenclatura e della leadership di Bersani. Quello del centrodestra che ha portato alla riconsiderazione del leader storico come la figura più idonea alla sfida elettorale.

L’esito è che per altri 5 anni l’Italia sarà ostaggio della cultura dello scontro politico, la stessa che ha partorito la necessità del governo tecnico. La chiamata alle armi di una generazione più giovane sarebbe stata un modo per aiutare il Paese a guardare avanti, diffondendo un senso di pacificazione e riconciliazione di cui il tessuto sociale e produttivo sente bisogno. Con queste due leadership si ritorna a venti anni fa, si rimane nella logica dello scontro in cui uno schieramento magari ha la forza di prevalere ma l’altro conserva la forza di interdire».

Giuliano Ferrara ha scritto sul Foglio un articolo con il titolo «Dispuesto a morir matando», convinto che il Cavaliere finisca contro un muro.

«Quelle di Ferrara sono considerazioni molto profonde. Vede, l’Italia e l’Europa stanno attraversando un periodo di eccezionale difficoltà. E noi siamo chiamati a difendere ciò che ci sta a cuore, cioè dare all’ Europa un’impronta nuova, una direzione giusta affinché l’Italia ne tragga benefici. Per questo ci vuole più Europa, non meno Europa».

Sta dicendo a Berlusconi di non attaccare l’Europa e la Germania in campagna elettorale.

«Sto dicendo che non sono necessarie fughe a sinistra ma nemmeno derive populiste. Pensare che la risposta alle grandi sfide possano essere i populismi, scaricando le colpe sulla Bce o sulla Germania, riesumando magari il complotto plutogiudaicomassonico, è un errore gravissimo perchè ci impedisce di capire che dobbiamo passare attraverso ricostruzione della convivenza civile».

La sua dentro il Pdl sembra una battaglia contro i mulini a vento.

«Più che accettare in ordine sparso, attraverso i comunicati stampa, la decisione di tizio e di caio, negli organi istituzionali del Pdl dovrebbe esserci un dibattito sui contenuti, su quali proposte, altrimenti tutto è un riecheggiare di luoghi comuni che non hanno capacità di suscitare una speranza in chi deve affrontare i problemi della vita».

Nel Pdl non c’è democrazia?

«Io faccio parte del Pdl e credo sia giusto discutere nel mio partito su cosa è meglio fare. Il vero problema è individuare la nostra proposta per l’Italia: la scelta del candidato dovrebbe essere la ciliegina sulla torta. Oggi invece essere a favore o contro la candidatura di Berlusconi appare la condizione per poter aderire a un progetto».

Alfano e altri hanno provato a fermare il Cavaliere ma non ci sono riusciti. E ciò che sta facendo il Pdl è stato deciso da un solo uomo al comando.

«Il problema non è il passo indietro di Berlusconi ma il passo in avanti di una classe dirigente che non si vede. Il mio partito si chiama Popolo della libertà non a caso e mi auguro che ci sia lo spazio per andare a fondo alla questione».

È partito invece il bacio della pantofola.

«Non entro in questo tipo di considerazione. Sono stato educato a non avere paura della democrazia e nemmeno di rimanere in minoranza».

Rischia di non essere ricandidato all’Europarlamento?

«E’ un pensiero che non mi sfiora. Sono stato chiamato a servire il Paese: se non lo si riterrà più opportuno ringrazierò per l’onore che mi è stata dato. Non possiamo rinunciare ad essere testimoni di ciò che può costituire una speranza. Non possiamo scherzare con i risparmi, le famiglie, le imprese. Sarebbe la negazione del significato della politica».

Cosa ne pensa del bilancio negativo che fa Berlusconi del governo Monti?

«Onestamente non lo capisco. Anche ammesso che il Pdl abbia maturato questo giudizio negativo, a maggior ragione rimane misteriosa la decisione del leader che ha avallato e sostenuto con convinzione questo governo».