La vita bisogna metterla
in gioco per i grandi ideali

Papa Francesco

29 maggio 2013 - Rassegna stampa

Mauro: l’Italia ci chiede di andare avanti

Il Secolo XIX – 29 mag – “Dobbiamo scegliere se essere il governo del coraggio o il governo delle occasioni perdute.  L’entità delle sfide che dobbiamo affrontare, da Taranto a Bruxelles, ci lascia con un’unica scelta: quella di essere il governo del coraggio”. Il ministro della Difesa è impegnato a ‘disarmare’ Pdl e Pd, ad abbattere i muri e i veti incrociati che impediscono il cambiamento al Paese. Mario Mauro però preferisce guardare in un altro modo alla sua ‘mission’: “Il mio personale contributo nel governo non è quello di mediare tra ipotetici litiganti, ma far sì che gli italiani possano godere dei frutti dell’azione innovativa dell’esecutivo”. Per il senatore di Scelta civica dalle amministrative è arrivato un messaggio chiaro al governo: “ci hanno fatto sapere che gli italiani sentono il bisogno di azioni concrete e non di elezioni”.


Tuttavia il fenomeno dell’astensionismo è un segnale preoccupante, e non solo per la politica.

“La gente ha perso fiducia anche nelle istituzioni. In prospettiva questo è un grande campanello d’allarme. Occorre assolutamente alimentare la memoria della Repubblica chiamando a raccolta quelle realtà che sono l’immagine della nostra democrazia. Le nostre Forze armate hanno un enorme valore civico e danno il senso dello Stato, ci dicono che ci si può fidare delle istituzioni”.

Ha ancora senso festeggiare il 2 giugno?

“Ripeto, il dato dell’astensionismo ci deve far riflettere sul valore di questa festa. E’ la festa delle nostre istituzioni, frutto di un patto di libertà. Nel momento in cui questo patto di libertà viene meno e le istituzioni da garanti si fanno padroni della vita dei cittadini, cessa l’esperienza dei governi e comincia quella dei regimi”.

Intanto il governo ha tirato un sospiro di sollievo e può andare avanti.

“Nel governo si confrontano identità differenti ma accomunate dalla necessità di trovare delle soluzioni. Siamo ad un crocevia della storia: lo stallo in cui versa l’Italia si supera di slancio con un nuovo progetto costituzionale che permetta agli italiani di recuperare appieno le ragioni per cui stare insieme”.

Proprio oggi comincia il dibattito parlamentare sulle riforme. 

“Se noi partiamo dal presupposto di rafforzare la democrazia parlamentare affidando maggiori poteri al premier e ponendo fine al bicameralismo perfetto, probabilmente la legge elettorale più logica conserverebbe caratteristiche fortemente proporzionali con uno sbarramento alto e l’introduzione del voto di preferenza. Diverso sarebbe se ci si aprisse ad una forma di governo semipresidenziale. Io continuo a pensare all’Italia come una democrazia parlamentare. Oggi che Pd e Pdl appaiono in qualche modo rassegnati al governo di grande coalizione il ruolo di Scelta civica è far comprendere che questo governo non è la media degli interessi degli uni e degli altri, ma vuol dire proporre logiche innovative. Senza riforme l’Italia rimane al palo, il momento è estremamente delicato”.

E’ delicato soprattutto perchè la svolta economica ancora non c’è. Bruxelles ci darà un aiuto?

“Questo governo non è disposto ad accettare che il successo degli euroscettici sia garantito dalla troppa timidezza dell’Europa. Non è più il momento di essere tiepidi, io credo che il forte rilancio degli ideali europeisti, cominciato con Monti, proseguirà con Letta. Tuttavia non ritengo utile la logica del battere i pugni sul tavolo. I problemi si risolvono con i contenuti, avendo un’idea di Europa e proponendola agli altri Paesi”.

Lei è ministro della Difesa da poche settimane, la aspetta un compito gravoso, la cosiddetta revisione dello strumento militare.

“L’idea di Difesa è ormai integrata in una prospettiva europea e non coincide più con i confini nazionali. Questo principio consente enormi risparmi e spese contenute, ma richiede che un Paese come l’Italia che fa parte del G8 non possa andare sotto una certa dotazione qualificata. Al momento il 70% del bilancio è destinato alla coperture delle spese per il personale, il resto gli investimenti e le spese d’esercizio. Questo rapporto è troppo sbilanciato sul personale. Alla voce investimenti servono cifre adeguate. Attraverso un percorso, anche parzialmente doloroso, intendiamo tornare a garantire l’efficienza delle forze militari”.

Quando si parla di Difesa ci riferiamo anche alla nostra Marina militare.

“Alcuni giorni fa ho avuto un incontro con lo Stato maggiore della Marina. In quella circostanza ho potuto constatare lo stato in cui versa la nostra flotta. Da qui al 2025 l’organico di 60 navi che compone la nostra flotta – dalla portaerei Cavour alle altre navi, come i pattugliatori e le fregate – si ridurrà sensibilmente. Più di 40 navi andranno in pensione. Occorre trovare le risorse per continuare ad avere una flotta in grado di continuare a reggere i compiti e gli obblighi di un Paese che conta 8mila chilometri di costa. Un Paese che perdesse la capacità di produrre navi utili alla Difesa sarebbe un paese che sacrifica il meglio della propria tecnologia e della propria capacità manageriale.

Giovanni Palombo