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Papa Francesco

23 maggio 2013 - Rassegna stampa

Mauro: niente frecce alla parata militare. Sì all’acquisto di F35

Il Messaggero – 23 mag – Niente Frecce tricolori il 2 giugno per la Festa della Repubblica. Il Ministro della Difesa Mario Mauro annuncia la necessità di tagliare i costi: “Il centro della festa non sono né la parata né le frecce. Il centro è la parola Repubblica”. In un’intervista al Messaggero Mauro annuncia tagli e maggiore efficienza: «In dieci anni avremo 33mila militari in meno. Sugli F35 il programma è confermato, ci servono strumenti di difesa per garantire la pace».


Ma come Ministro. Rinunciamo quindi al simbolo per eccellenza della festa della Repubblica perchè non ci sono i soldi? L’anno scorso le Frecce tricolori restarono a terra in segno di lutto per il terremoto dell’Emilia, quest’anno per mancanza di carburante. E’ così?

«Il centro della Festa del 2 giugno non è né la parata né le Frecce tricolori. Il centro è la parola Repubblica e mi piace far capire quanta tensione morale debba esserci in un momento come questo. Il compito della politica è di mettere tutto il peso dei cittadini sulla stessa mattonella, nell’interesse di tutti».

Non teme che sia una scelta impopolare?

«Parole come patria, Nazione, Italia, hanno più senso se servono a veicolare non solo il significato storico ma soprattutto la speranza. E come si fa a percepire l’aspetto di speranza se il contesto non è sobrio in un momento come quello che il Paese sta vivendo in questi giorni? Quelle parole e quei valori fondano anche le Forze armate e noi permetteremo al Paese di fruirne in una cornice di serietà, la giusta serietà che ci vuole oggigiorno».

Lei, Ministro, si è insediato trovando un apparato militare molto ridimensionato dai tagli di bilancio del suo predecessore. Ritiene che l’efficienza del nostro strumento si sia ridotta?

«Il nostro strumento militare rischiava di essere fuori dal tempo. Oggi servono i moduli di difesa integrata che ci richiedono la Nato e l’Ue. Noi invece abbiamo ancora un impegno finanziario eccessivamente addensato sugli stipendi del personale. Oggi oltre il 70 per cento del bilancio se ne va per il personale, meno del 20 per cento per gli investimenti e solo l’8-9 per cento per l’esercizio. Dovremo arrivare a un equilibrio diverso, a quella gestione virtuosa, tipica dei grandi paesi, per cui il 50 per cento riguardi il personale, il 25 l’investimento e il 25 l’esercizio. Non è unalogica di puri tagli ma di coerenza con la nostra visione della politica di difesa europea».

Che tuttavia comporterà dei sacrifici. A cominciare dai circa 33mila militari che verranno tagliati in dieci anni. Che fine farà questo esercito di persone? Saranno messi in mobilità? Quali altre amministrazioni dello Stato potranno arruolare nei loro ranghi marescialli  e capitani in quantità?

«Questi 33mila verranno spalmati nel corso degli anni, non è che se ne andranno via tutti nello stesso giorno. Inoltre, la mobilità non è un tema nuovo. D’altronde, ci sono settori della vita pubblica italiana che richiedono più tempo e incessantemente di acquisire le esperienze professionali dei nostri militari».

Ne dica uno, per favore.

«Penso al settore del Ministero della Giustizia e alle figure dei cancellieri all’interno dei tribunali. Detto questo, tuttavia, mi preme sottolineare l’assoluta gradualità di questo percorso. La mobilità del personale, per quanto dolorosa in astratto, è però concepita in modo tale da evitare strappi. Glielo assicuro: non ci sarà nessun caso di esodati nelle forze armate».

Il Ministro Di Paola, suo predecessore, ha tagliato l’acquisto di 40 jet F35. Ne restano altri 90. Gli oppositori del progetto dicono che con il costo di un solo jet si potrebbero costruire 387 asili nido o 21 treni per pendolari. Lei che ne pensa?

«Credo che siamo tutti d’accordo nel riconoscere che il valore più importante che condividiamo nella nostra civile convivenza sia la pace. Sistemi di difesa avanzati, come l’F35, servono per fare la pace. Se vogliamo la pace, dobbiamo dunque possedere dei sistemi di difesa che ci consentano di neutralizzare i pericoli che possono insorgere in conflitti che magari sono distanti migliaia di chilometri da casa nostra ma che hanno le capacità di coinvolgere il mondo intero e di determinare lutti e povertà. Noi che abbiamo sperimentato attraverso un progetto ardito, l’Unione europea, settanta anni di pace, abbiamo forse dimenticato che, prima, questioni anche marginali si risolvevano a cannonate. Ora, l’utilizzo di strumenti complessi come gli F35 si giustifica in una visione integrata delle esigenze di sicurezza da parte di attori della comunità internazionale che, attraverso l’esercizio della potestà della difesa, garantiscono la pace per tutti. L’Italia è una grande potenza, siamo un Paese del G8 e questo ci obbliga ad assumerci le nostre responsabilità. Le Forze armate italiane, attraverso l’acquisizione di un jet che nasce da un progetto di ricerca, garantiscono la difesa della pace. E proprio per questo faremo tutti i passi necessari per l’acquisizione degli F35 e per lo sviluppo di questo programma a cui contribuiamo da 20 anni. Gli F35 saranno l’egida della pace e non uno sfizio da toglierci. Ripeto: il migliore attacco è la difesa e sono convinto che la prevenzione serva a neutralizzare i potenziali conflitti».

Ministro Mauro, lei è stato vice presidente del Parlamento europeo. Ritiene che esista un modello di difesa europeo, il famoso esercito europeo, o che invece viva solo sulla carta?

«Senza un modello di difesa europea non esiste neppure l’Europa politica. De Gasperi ebbe la grande intuizione che solo mettendo in comune il tema della politica estera e della difesa avremmo permesso all’Europa di essere un attore importante sullo scenario della pace e della guerra. Il segretario generale della Nato Rasmussen, in un intervento al «Parlamento europeo, disse che se i Paesi europei continuavano a tagliare i bilanci della Difesa l’Europa politica sarebbe stata aria fritta. Comunque, ci sono due date chiave per il modello di difesa europeo: il dicembre 2013 ci sarà un Consiglio europeo interamente dedicato alle politiche di difesa e il luglio 2014, quando inizierà il semestre di presidenza italiana. Faremo delle proposte per riprendere l’iniziativa nel settore dell’integrazione europea».

Quali sono queste proposte?

«E’ venuta l’ora di fare un Erasmus dell’ufficiale europeo».

Un Erasmus? Come per gli studenti?

«Sì. Io sono stato uno di quelli che ha contribuito a promuovere il progetto Erasmus in Europa. Vorrei fare la stessa cosa con i militari, per favorire l’integrazione delle Forze armate europee. Noialtri europei, per poter essere competitivi rispetto al resto del mondo, abbiamo una sola scelta: stare insieme e stare insieme su tutto».

Ministro, quando torneranno a casa i marò? A che punto è la situazione?

«Questo governo ne ha fatto una priorità. C’è il coordinamento tra cinque ministeri per arrivare a una soluzione equa e rapida del caso. E’ come una mano che procede secondo la piena consapevolezza delle cinque dita che la compongono. Faremo di tutto per riportarli a casa nel più breve tempo possibile».

Lei vede con favore i militari impegnati in settori come quello della sicurezza urbana?

«E’ la Repubblica che ci tiene insieme. I militari, quando è necessario, non si tirano mai indietro».

Carlo Mercuri