La vita bisogna metterla
in gioco per i grandi ideali

Papa Francesco

22 febbraio 2013 - Rassegna stampa

Monti: “Credo nella centralità della famiglia nella società e credo nella necessità di sostenere la natalità”

www.avvenire.it – 22 feb – Uno Stato snello prima regola per svoltare. 1 Ritengo che sia molto importante completare e perfezionare il percorso avviato, in situazione di estrema emergenza, con la riforma del mercato del lavoro. Il programma di Scelta Civica prevede di semplificare ulteriormente la normativa e ridurre il divario tra lavoratori protetti e non protetti.

Altri temi per noi prioritario sono i giovani e le donne. Sul primo aspetto vogliamo attuare un piano straordinario per l’occupazione dei giovani, che colleghi la scuola alla formazione e alle imprese. Proponiamo poi, a favore delle donne, sia la detassazione selettiva per portare il tasso di occupazione dal 46% attuale al 60%, che l’introduzione di un piano straordinario per i servizi alla famiglia che renda effettiva la libertà di scelta tra lavoro domestico e lavoro professionale retribuito. 2 Condivido la necessità di ridurre la pressione fiscale ad un livello più accettabile. Anche in tempi brevi, ma senza l’introduzione di un vincolo formale. Purtroppo il governo ha dovuto affrontare e risolvere una crisi dei conti pubblici che rischiava di portare l’Italia nel baratro, ma ora è possibile avviare una fase di crescita e di sviluppo. Per quanto riguarda la pressione fiscale, Scelta Civica propone di ridurre l’Imu sulla prima casa già dal 2013 con un piano di maggiori detrazioni fiscali. Altro punto importante è l’Irap: verrà ridotta dal 2014 per un importo pari alla metà dell’attuale carico sul settore privato. Stessa cosa vale per l’Irpef, il cui peso verrà ridotto significativamente a partire dai redditi medio-bassi, per un importo a fine legislatura di oltre 15 miliardi di euro. 3 Uno degli errori più gravi della vecchia classe politica è stato quello, in un momento in cui le risorse erano disponibili, di non pensare alla famiglia. Negli ultimi tempi la famiglia è stata – suo malgrado – un grande ammortizzatore sociale. Il mio governo, nonostante fossimo in una stagione di tagli, ha messo a disposizione più fondi per le politiche familiari di quelli del precedente, grazie anche a un corretto uso dei fondi europei. Io credo nella centralità della famiglia nella società e credo nella necessità di sostenere la natalità, anche perché un Paese che invecchia è un Paese che declina in tutti i sensi. Dobbiamo lavorare su molti aspetti. Il primo, favorire l’occupazione femminile che è uno degli indicatori fondamentali per la ripresa economica. Questo si fa anche attraverso la creazione di nuovi asili-nido e aiutando la conciliazione tra famiglia e lavoro. Occorre poi pensare a un sistema fiscale, tributario, di tariffe e di servizi modulato progressivamente sul numero dei componenti delle famiglie, in modo che la nascita di un nuovo figlio sia una vera gioia e non una penalizzazione economica. E, infine, serve un piano di assistenza per quelle famiglie che vivono in uno stato di povertà tale da rendere ininfluente sgravi e sconti fiscali. 4 Il matrimonio per me è una istituzione tra un uomo e una donna, che va sostenuta e valorizzata in quanto tale. Nella società ci sono altri tipi di convivenze, che possono essere regolate con leggi ad hoc, ma senza la pretesa di equiparazione con il matrimonio, come del resto prevede il dettato costituzionale. Il fatto che altri Paesi europei abbiano compiuto scelte di altro tipo, non ci deve suggestionare più di tanto. Peraltro si tratta di decisioni che sono state prese con un fortissimo e lacerante dissenso sociale. Vorrei aggiungere una cosa sulle adozioni: bisogna rovesciare l’assunto e partire dai diritti dei bambini, non da quelli degli adottanti. Ritengo che sia prevalente e prioritario il diritto del bambino ad avere un padre e una madre. 5 È una grande battaglia di civiltà, oltre che liberale. Su questo argomento – anche per essere stato rettore di un’università non statale – mi sento molto vicino al pensiero di Sturzo, che condusse una vera battaglia di principio sulla libertà scolastica. Purtroppo in Italia ci sono ancora forti sacche ideologizzate che confondono pubblico e statale. In Italia ci sono moltissime scuole non statali – da non confondere con i cosiddetti diplomifici – che, con molti sacrifici, espletano un vero servizio pubblico ai cittadini e allo Stato. Dobbiamo prestare più attenzione a questo settore, sapendo che ci sono famiglie per le quali la libertà scolastica ha un costo doppio: la retta delle scuole non statali e le tasse scolastiche versate allo Stato. 6 Non prevediamo nuovi interventi sulle pensioni. I margini per ulteriori risparmi sono ridotti. Inoltre confermo gli impegni assunti per quanto riguarda gli “esodati” e la questione delle ricongiunzioni onerose. 7 C’è un aspetto da mettere in rilievo. La Tangentopoli della Prima Repubblica aveva messo a nudo un sistema illecito di finanziamento alla politica; i casi più recenti sembrano contrassegnati soprattutto da arricchimenti personali, da storie di malcostume, di lobby, di cricche, di comitati d’affari. Certo è che la commistione tra politica, economia e corruzione ha raggiunto di nuovo livelli di guardia. Non mi pare che la classe politica sia corsa al riparo, con leggi efficaci e severe. Anzi, tutti sanno come una parte politica in particolare abbia contribuito alla cancellazione o all’ammorbidimento o alla mancata approvazione di leggi contro la corruzione, il malcostume e i conflitti d’interesse. Dobbiamo però tenere presente che la prima regola per limitare al massimo la corruzione è quella di avere uno Stato efficiente e snello. Perché il malaffare, i poteri occulti, le malversazioni allignano nelle inefficienze, nelle lentezze burocratiche e nella farraginosità delle norme. 8 Aspettiamo il risultato della urne. Ma mi auguro fortemente che gli italiani nelle urne ragionino con l’occhio rivolto al futuro e che la prossima legislatura non si apra nel segno della instabilità e della confusione. Noi diamo la nostra disponibilità a contribuire a un programma di riforme serie e profonde. Con chi ci sta, senza escludere affatto un’ampia alleanza trasversale tra i riformisti dei diversi partiti. Ribadisco che non abbiamo nessuna smania di entrare al governo tanto per farlo. Ci interessa la compatibilità programmatica con le nostre proposte, che poi sono quelle che riteniamo indispensabili per far uscire l’Italia dalla crisi. Lavoreremo per il bene del Paese: ma si può tranquillamente farlo dai banchi dell’opposizione.

Mario Monti