La vita bisogna metterla
in gioco per i grandi ideali

Papa Francesco

3 marzo 2011 - Rassegna stampa

Morto da martire il paladino dei cristiani perseguitati

Il Giornale – 3 mar – Shahbaz Bhatti aveva appena accettato l’invito a partecipare alla prossima edizione del Meeting di Rimini. Avrebbe raccontato la sua esperienza di Ministro Federale per le minoranze religiose, carica che esiste in Pakistan dal 2008, le sue opere di riforma di un sistema statale che è completamente fondato sulla primazia della religione islamica.

 

E spiegando di come la negazione della libertà religiosa nel suo paese fosse la negazione di un’opportunità di dialogo e di maggiore libertà per le minoranze, ma anche per la maggioranza musulmana, ci avrebbe testimoniato la sua vicenda di cristiano in Pakistan. “Voglio solo un posto ai piedi di Gesù. Voglio che la mia vita, il mio carattere, le mie azioni parlino per me e dicano che sto seguendo Gesù Cristo”. Questo è quanto diceva del suo impegno. Ho avuto il piacere di incontrarlo più volte, l’ultima delle quali nel maggio 2010 quando intervenne alla riunione del gruppo del Partito Popolare Europeo a Strasburgo. Pochi giorni dopo quell’incontro il Parlamento europeo approvò su mia proposta una Risoluzione in cui si compiaceva per il lavoro svolto da Bhatti presso il nuovo ministero e ne elogiava gli sforzi compiuti in questi anni. Grazie a lui dal novembre 2008 il governo pakistano ha introdotto una quota del 5% cento per le minoranze nel settore dei posti di lavoro a livello federale. Ha riconosciuto le festività non musulmane e proclamato l’11 agosto Giornata nazionale delle minoranze. E’ riuscito a predisporre dei seggi per i gruppi di minoranza in Senato, anche per le rappresentanti femminili dei gruppi di minoranza al Senato. Si è impegnato affinché venisse posta in essere una rete di comitati locali per l’armonia interreligiosa, onde promuovere il dialogo e allentare le tensioni religiose. Shahbaz Bhatti era addirittura riuscito a far assumere al Primo ministro pakistano l’impegno di concedere i diritti di proprietà agli abitanti delle baraccopoli di Islamabad che appartengono a gruppi di minoranza. Grazie a lui il Pakistan stava incominciando a considerare seriamente la possibilità di eliminare le norme giuridiche note come “leggi sulla blasfemia”, introdotte nel 1982 e nel 1986. Dal 1986 il codice penale del Pakistan (sezione 295, comma B e C) punisce con l’ergastolo o la pena di morte chiunque profani il Corano o insulti Maometto. In realtà il reato è un grimaldello per colpire quanti non onorano e non professano il Corano e Maometto, così, secondo la Ncjp (Commissione giustizia e pace della Chiesa cattolica del Pakistan), dal 2001 sarebbero stati uccisi dallo Stato almeno 50 cristiani rei di blasfemia. In nome di questa legge Asia Bibi era stata condannata a morte. Bhatti si era battuto con ogni mezzo per la sua liberazione. E proprio in nome di questa legge è stato ucciso da un gruppo di fondamentalisti, che come spesso accade, utilizzano il pretesto religioso per portare avanti il proprio progetto di potere. Il sacrificio di quest’uomo straordinario non può passare inosservato all’interno delle istituzioni europee e presso i Governi occidentali. Mentre in questi mesi l’Unione Europea ha perso tempo a discutere dell’inclusione o meno della parola “cristiani” nei propri deboli documenti di condanna, i cristiani continuano ad essere massacrati brutalmente, spesso perché accostati all’occidente sebbene di occidentale non abbiano nulla.