La vita bisogna metterla
in gioco per i grandi ideali

Papa Francesco

12 novembre 2009 - Rassegna stampa

Offesa alla civiltà alla libertà di ciascun individuo», ma riconoscere «il pieno diritto degli Stati a esporre simboli religiosi»

Il documento non vuole rappresentare un’«imposizione circa la libera scelta religiosa, che appartiene Il crocifisso non si tocca Eurodeputati in campo
«È un simbolo della tradizione e dell’identità di tutto il Paese» Iniziativa bipartisan di cinque parlamentari italiani a Strasburgo

A Strasburgo risponde Straburgo: «Il Crocifisso è il simbolo della tradi­zione e della identità di tutto il Paese, e dunque elemento unifi­cante dell’intera comunità na­zionale ». Un gruppo di eurode­putati ( per regolamento non possono essere più di cinque) ha firmato una bozza di dichiara­zione contro la sorprendente sentenza di alcuni giorni fa del­la Corte europea dei diritti del­l’uomo che ha sede nella stessa città alsaziana. L’hanno sotto­scritta Sergio Silvestris e Mario Mauro (Pdl), David Maria Sasso­li e Gianni Pittella (Pd), e Magdi CristianoAllam (Udc). La dichia­razione, per diventare un pro­nunciamento ufficiale dell’As­semblea parlamentare, deve rac­cogliere entro tre mesi le firme della metà più uno dei 736 euro­deputati. Su questo traguardo Sergio Silvestris è fiducioso: «In questa iniziativa abbiamo coin­volto i parlamentari di tutti i gruppi, e quasi tutti hanno ade­rito. La nostra dichiarazione non mira a fissare il carattere confes­sionale dello Stato italiano e, quindi, su questa impostazione anche i parlamentari di Paesi che hanno una tradizione laica sono convinto che non avranno diffi­coltà ad unirsi alla nostra richie- sta». Le firme, infatti, stanno già arrivando. Una volta depositata, la richiesta è stata sottoscritta dalla vicepresidente della Com­missione commercio interna­zionale, Cristiana Muscardini (Pdl), Carlo Casini (Udc), Mario Borghezio (Lega), Erminia Maz­zoni (Udc), Gianluca Susta (Pd) e Anna Zaborska (Ppe).

La dichiarazione sulla libertà di esposizione in luoghi pubblici di simboli religiosi è a­sciutta, e non inten­de – si legge – rap­presentare « né una imposizione circa la libera scelta religiosa che appartiene a cia­scun individuo, né tanto meno un riferi­mento di carattere cultuale o catechistico». La de­cisione della Corte di Strasburgo, sottolineano i parlamentari eu­ropei, è «in contrasto con l’iden­tità culturale italiana, fortemen­te influenzata dalle radici cri­stiane che sono a fondamento della storia e della tradizione dei popoli». Con queste premesse, si chiede «di riconoscere il pieno diritto di tutti gli stati membri ad esporre anche simboli religiosi all’interno dei luoghi pubblici e delle sedi istituzionali, laddove tali simboli siano rappresentati­vi della tradizione e della identità di tutto il Paese, e dunque ele­menti unificanti dell’intera co­munità nazionale, rispettosi del­l’orientameto religioso di cia­scun cittadino». Per Mario Mauro, la sentenza è piuttosto frutto di una mentalità. «In ogni caso – spiega – è astrat­ta e non tiene conto dei contesti e delle realtà dei singoli Paesi. La sentenza afferma la neutralità sotto il profilo religioso per lo Stato, ma uno Stato che elimi­nasse la dimensione religiosa non sarebbe neutrale ma di par­te. Di più: sarebbe uno Stato to­talitario. Questo tipo di atteggia­mento crea una cittadinanza pri­vi di soggetti chiari, ma con sog­getti senza storia e senza radici, perciò è pericolosissimo per la democrazia. Lo dico – conclude – anche come rappresentante della presidenza Osce per le di­scriminazioni religiose».

Si è detto che la dichiarazione è trasversale. Tra i primi firmatari c’è anche per il Pd David Maria Sassoli: « È una dichiarazione molto liberale, – sostiene – nel senso che non impone simboli religiosi ma pone la questione della libertà di esporre questi simboli e quindi afferma quan­to le libertà religiose siano im­portanti in uno spazio europeo. Un punto fondamentale – ag­giunge Sassoli – è riconoscere il diritto di tutti gli stati membri di esporre anche simboli religiosi. Vogliamo che si aggiungano non che si tolgano. Nel momento in cui sono tolti si diventa più po­veri non più ricchi». Anche Sas­soli è fiducioso sul successo del­l’iniziativa: «Questa dichiarazio­ne non apre vecchie discussio­ne sulle radici cristiane dell’Eu­ropa. Pone il problema della li­bertà religiosa che nel Parla­mento europeo è un valore che deve essere condiviso nel mo­mento in cui c’è anche la neces­sità di troncare i rigurgiti di vio­lenza che ci sono nei confronti di comunità religiose » . Sassoli fa l’esempio di quanto avviene in Belgio contro la comunità ebrai­ca. « Dare diritti e diritto – ag­giunge è fondamento dell’Euro­pa L’iniziativa lanciata da Sergio Silvestris e Mario Mauro (Pdl), David Maria Sassoli e Gianni Pittella (Pd), Magdi Cristiano Allam (Udc) democratica».

DA ROMA GIOVANNI RUGGIERO