La vita bisogna metterla
in gioco per i grandi ideali

Papa Francesco

21 luglio 2011 - Rassegna stampa

Scuola, contro lo statalismo

www.ilsussidiario.net – 21 lug – Ridurre il perimetro dello Stato, la sua pervasività, arginare la sua tendenza a caratterizzarsi come soggetto non che riconosce i diritti dei cittadini, ma che li genera, è lo scopo di una politica che attinge a piene mani a una visione che ha come riferimento la centralità della persona e l’economia sociale di mercato. Non basta cioè contenere la spesa pubblica: bisogna cambiare la logica della spesa pubblica e quindi la logica dell’organizzazione dello Stato e dei servizi pubblici da esso riconosciuti e sostenuti.

Se non si metterà mano al provvedimento che sta per essere varato, che di fatto blocca l’accesso all’insegnamento per tutti i giovani insegnanti, la scuola italiana verrà incanalata in una gravissima deriva illiberale e statalista che sconfesserà in un solo colpo tutte le azioni del Governo verso una maggiore libertà dei cittadini.

Se n’è parlato molto nell’ultimo periodo, soprattutto su Ilsussidiario.net, di TFA (Tirocinio Formativo Attivo): un master di 60 crediti che serve per ottenere l’abilitazione all’insegnamento. Il TFA rappresenta una nuova impostazione rispetto alle vecchie scuole di specializzazione per l’insegnamento, volute da Berlinguer, dalle quali si accedeva direttamente alle graduatorie e poi subito al lavoro, senza una valutazione e senza possibilità di scelta da parte delle scuole. Una sorta di albo professionale, ma strettamente controllato dai sindacati e dallo Stato. Quindi un bacino da cui si entrava in maniera rigida in una graduatoria con punteggi accumulati. Il TFA, invece, rilascia soltanto l’abilitazione a fare il mestiere dell’insegnante, non dà direttamente un posto di lavoro.

Il tentativo che sta facendo adesso il Ministero è paradossalmente quello di impedire che si avvii l’iter per assumere insegnanti con il nuovo sistema (che è molto più liberale del precedente), precludendo di fatto la strada alla abilitazione dei giovani – quelli laureati dopo il 2008 e quelli che conseguiranno la laurea nei prossimi cinque-sette anni – contingentando in maniera drastica e inaccettabile, sulla base di calcoli assai discutibili, i posti per loro disponibili nei suddetti TFA. Il Ministero vorrebbe cioè procedere esclusivamente alle immissioni in ruolo dalle graduatorie. Gli insegnanti che entreranno in ruolo nei prossimi anni, anche qualora non avessero le qualità per farlo, diventeranno “professori” solo per un diritto acquisito in forza di un meccanismo controllato dallo Stato e dai sindacati.